vecchiaiaIl priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, affronta nel suo ultimo libro la terza età. La condizione di fragilità dell'uomo, impegnato in un viaggio che almeno per i cristiani conduce ad un unica meta, emerge più chiaramente in questa parte della vita. Un momento dell'esistenza fatto di difficoltà e debolezze ma anche dell'opportunità di dare alle nuove generazioni una guida.

Il controllo sul mondo e la consapevolezza di cosa si sia realizzato lasciano il passo alla capacità di vedere con più chiarezza il futuro, le vicende e il senso di molti avvenimenti. Un' occasione per dialogare con le giovani generazioni, comprenderle e non lasciarsi abbandonare a una preventiva chiusura. Un periodo importante, dunque, a cui arrivare preparati.

La propria identità deve essere coltivata per riuscire a spogliarsi dai ruoli che si sono interpretati nel corso dei decenni e per fare emergere la singolarità della persona in tutta la sua forza e la sua ricchezza. Saggezza, lungimiranza, definizione del proprio “io” sono le caratteristiche fondamentali per affrontare in modo completo una parte dell'esistenza fatta di debolezza e anche di tante chances.

Dialogare con il proprio corpo, ponderarne i limiti, imparare ad accettare “l'incompiutezza” delle cose sono i passi a cui allenarsi per riuscire a vivere pienamente questi anni. “Vecchiaia” di Enzo Bianchi è un viaggio non malinconico nella stagione intensa, varia, sfaccettata della terza età.

uominididio«Esiste una sorta di affinità fra lo psichiatra e il prete. Entrambi si occupano dell'uomo. Lo ascoltano, lo curano. Ne condividono il dolore».

Vittorino Andreoli - da non credente, ma non ateo, come ama definirsi - compie un viaggio attento e rispettoso fra gli "uomini di Dio" del nostro tempo. Un'inchiesta rigorosa in cui si raccontano la quotidianità, le gioie e le fatiche di tanti sacerdoti di oggi. Storie di preti anonimi, che vivono nelle periferie delle grandi città e nelle parrocchie di montagna. Uomini generosi, talvolta in crisi d'identità, di vocazione, di solitudine. Preti che a volte fanno audience, e altre suscitano scandalo. Preti di cui lo psichiatra si è occupato anche in veste professionale. Sono pagine ricche di umanità, che non tralasciano domande scomode: perché seminari sempre più vuoti? Perché tanti preti stanchi e infelici, che non riescono ad avvicinare la gente, e in particolare i non credenti?
L'apparente indifferenza religiosa del nostro tempo nasconde in realtà una forte "domanda di sacro". E tutti, pur ammirando il coraggio di una "scelta estrema" come quella sacerdotale, constatiamo le difficoltà a viverla in rapporto alla modernità e la fatica della Chiesa a rispondere.

L'inchiesta contemporanea è impreziosita da una ricca antologia di pagine della letteratura italiana del Novecento dedicate ai preti. Figure nate dalla penna di grandi scrittori, che restano memorabili per approfondire un universo complesso.

mariavIl segreto di Maria, esaminati oggi criticamente, rivelano una vitalità dottrinale e devozionale che supera di gran lunga i pochi elementi caduchi, legati al tempo della loro composizione. Ora ripubblicati in una nuova edizione che mantiene la traduzione originale e le oltre 500 note, ma compie una severa revisione di tutti gli apparati, questi due testi del Monfort continuano ad alimentare come diceva Giovanni Paolo II, "una devozione venuta dal più profondo della fede, come dal cuore stesso della realtà trinitaria e cristologica".

"Superando i suoi predecessori, il Montfort (1673-1716) intuisce che la devozione mariana non è un cammino a sé stante o giustapposto, ma un elemento per giungere a un cristianesimo maturo e responsabile. La novità e il valore della dottrina monfortana consistono nell'aver unito devozione a Maria e vita battesimale: "La devozione che io insegno ... si può anche chiamare una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo battesimo (VD 120), un m.ezzo efficace per compiere coscientemente l'opzione fondamentale per Cristo e vivere in modo perfetto la consacrazione a lui". 

dionienteIl cardinale Robert Sarah risponde alle domande di Nicolas Diat con chiarezza, umiltà e una profonda spiritualità, raccontando la sua incredibile storia.

Un racconto puntellato di riflessioni personali sincere, argomentate e talvolta dirette, particolarmente sul neo-colonialismo ideologico esercitato in Africa dall'occidente decadente. Dall'omaggio all'intelligenza della liturgia di Papa Benedetto alle grandi questioni come la famiglia, dall'eredità del Concilio Vaticano II alla forza missionaria di Giovanni Paolo II, dall'umiltà di Benedetto alla radicalità evangelica di Francesco, il cardinale Sarah risponde a tutto campo con una parola semplice e ferma, sempre radicata nella preghiera.

Scorrendo le pagine, il lettore non è mai aggredito, semmai rinnovato, edificato dalla trasparenza e dalla fede di quest'uomo di Chiesa, animato da un ardente amore per Cristo e consapevole di non appartenersi più. Un libro graffiante, commovente, tonificante.