eremita

Un viaggio nell'affascinante mondo della preghiera che avvince come un romanzo.

«L’eremita» è il primo di una trilogia (L'Eremita - Il profeta - Il mistico) che ha il formato di un breve romanzo, ma l’impatto di un’opera di profondo misticismo.

Torkington  scrive sulla preghiera e si sente che scrive per esperienza, con l’autorità di chi ha pregato ... e il libro riesce a presentare la teologia come esperienza vissuta.

Questo piccolo libro potrebbe rivoluzionare il vostro modo di pregare, anzi potrebbe farvi scoprire che pregare è la cosa più importante al mondo.

E' una lettura leggera ma al contempo profonda.

 

  Il coraggio della fragilità.

  René Voillaume
la2chiamata

 

 

 

 

 

Meditazioni sul Padre Nostro

guardini

Profondo conoscitore di questa vicenda spirituale, nutrito di una vasta preparazione filosofica, teologica  e  liturgica, Guardini guarda alla preghiera con la vastità di un occhio che ne coglie le sfaccettature e il modularsi entro forme diverse, ma alla fine convergenti nella radicalità di un gesto che è l’interpellare e il darsi ad un’Alterità della quale avvertiamo ad un tempo la distanza e la prossimità.

La preghiera è allora un ponte lanciato verso l’Alterità ove il finito e l’infinito si incontrano e si parlano e l’orante si lascia purificare dall’acqua della sorgente. 

 

Vangelo, affetti e vita quotidiana

sentimentiUn prete può celebrare ogni giorno la messa, essere fedele al confessionale, operare la carità, preparare con diligenza le omelie e le catechesi, eppure lasciare nel cuore di chi lo incontra l’impressione di essere altrove, di non entrare con tutto se stesso in ciò che fa e in ciò che vive. Le azioni devono vibrare, devono avere cuore: un prete asettico e distante non incontrerà mai davvero la sua gente, non comunicherà il Vangelo e finirà il più delle volte col «nascondersi» dentro e dietro il ministero.

«La nostra formazione – spiegano gli autori – puntava parecchio sul divenire "buoni funzionari", onesti lavoratori che fanno bene il loro mestiere. Il rischio di una tale impostazione è quello di rimuovere completamente un mondo che in ogni caso non si riesce a mettere a tacere. Sono sotto gli occhi di tutti alcune parabole ministeriali di ottimi "funzionari" che si trasformano con il passare del tempo in preti incapaci di amare e di farsi voler bene; e quando succede questo anche il Vangelo non passa più. La stagione successiva alla nostra conosce forse il rischio opposto: quello di una enfasi eccessiva sulle risonanze emotive di un ministero che viene sempre e solo misurato dalla capacità di dare benessere e di scaldare il cuore. A volte i sentimenti sono quasi esibiti, troppo facilmente messi in scena, tanto da apparire ingombranti se non addirittura falsi».