Ma bisognerebbe rammentare che quegli uomini in frantumi, sovente, sono il risultato di un superficiale discernimento iniziale o di un mancato processo di crescita "umana" o di una formazione "cristiana" epidermica! Le croci più devastanti che si portano dentro, sovente, sono il frutto di incompetenza, disattenzione, noncuranza altrui. Tante volte la loro "vocazione" non era autentica, troppe volte non è stata aiutata a purificarsi e a integrarsi nella persona, che è rimasta ferita, carica di bisogni e di conflitti profondi.

Retaggi e paure, insediati nella memoria profonda, impediscono di distinguere i sacerdoti che si trovano in crisi perché non hanno corrisposto fedelmente alle esigenze di una vocazione autentica che possedevano, da quelli che si trovano in crisi per il fatto che non avevano in sé le condizioni naturali, le potenzialità per "vivere" tale vocazione e missione.

E’ grande la responsabilità di fronte al Dio delle persone, alla Chiesa fatta di persone, che consacra le persone e le manda alle persone, quando si dice "tu sei sacerdote" a un uomo che "persona" non è! Quanto male si può fare ad una persona anche in nome di Dio, quando non la si tiene presente nella sua oggettiva identità, prima di qualsiasi altro criterio valutativo e identificativo, sia esso di ordine teologico, morale, giuridico, socioculturale! Quando si richiede a un uomo, cosiddetto consacrato, una fedeltà a Dio che non coincide con la fedeltà a se stesso! "Se non sei chiamato, comportati in modo da divenirlo". Talvolta è più giusto dire: "Scusaci! Abbiamo sbagliato! è accaduto nella tua e nostra vita di sbagliare!". (continua)