Nel nostro pellegrinaggio interiore verso "tutta la verità", purificare la memoria significa anche liberarla da alcune paure ossessive, che sono retaggio di carenza di fede e di sapienza.
La memoria malata e impaurita è responsabile di tanti giudizi sommari, di tante parole superficiali, della premura di liberarsi una volta per tutte dal problema di un uomo scomodo. Ciò vale particolarmente a riguardo di quattro paure: nei confronti delle scienze psicologiche, della donna, dell’omosessualità, del laicato.

Nei confronti delle scienze psicologiche, sia diagnostiche che terapeutiche, i pregiudizi e le paure sono ancora radicati in profondità, come se si trattasse di discipline estremamente pericolose. Nonostante le conseguenze rovinose di questa carenza di cultura (ad esempio, la mancata distinzione tra sintomi e peccati, o tra manifestazioni chiaramente patologiche e l’adozione della preghiera e della buona volontà come loro terapia o la resistenza ad assumere nuovi paradigmi di valutazione e di azione), vengono sovente svalutate le loro conoscenze e i possibili contributi, nel timore che inneschino processi di deresponsabilizzazione nella persona, o di danno alla teologia.
Finalmente, e con parecchi anni di ritardo culturale, stiamo divenendo consapevoli che l’inconscio non è la versione laica del Dio "in cui viviamo, ci muoviamo e siamo". Si è trattato spesso di una paura, radicata non nei documenti ufficiali ma nella memoria, paura che ha impedito (e impedisce ancora!) ogni tentativo serio di favorire un nuovo equilibrio psichico in chi soffre, attraverso una maggiore consapevolezza delle radici del proprio malessere, delle proprie capacità, dei propri limiti, della propria missione autentica nella vita. Per questa diffusa paura, si preferisce ancora ignorare la persona "reale" del chiamato o inducendolo a credere in una vocazione che non c’è (a causa delle  controindicazioni intrapsichiche) o affermando l’esistenza di una volontà di Dio che risiede soltanto negli schemi mentali di poveri uomini che rasentano il delirio di onnipotenza. Piuttosto che modificare la propria comprensione dei bisogni della persona in difficoltà o rinunciare alle proprie presunte certezze si preferisce la strage degli innocenti. (continua)