L’eguaglianza fondamentale tra i battezzati rende anche la donna "imago Christi", icona di Cristo. Questo "carattere" la abilita ad essere protagonista nei percorsi di salvezza dell’uomo. Le donne battezzate sono "uno" in Cristo nella loro esistenza fisica femminile e proprio in quanto donne sono rivestite di Cristo. E in quanto tali sono insostituibile immagine-icona di Lui, Corpo di Cristo e sue membra vitali. La capacità fondamentale di essere icone di Cristo con la vita è un dono di grazia elargito anche a loro.

La memoria è malata quando ritiene che l’umanità sia divisa in due parti: una importante, quella maschile, e l’altra insignificante o quasi, quella femminile. O che la donna, per essere importante, deve essere uguale "agli uomini" (che si stanno ancora domandando se e quale "uguaglianza" offrirle, quale "parità"!). O che il modo di concepire la natura dell’essere, sia quello di Dio e di Cristo che della umanità, è esclusivamente in termini di genere maschile. La loro esclusione da qualsiasi funzione dirigenziale, autorevole, pubblica è giustificata a partire da questa concezione secondo il genere maschile dell’essere, sia umano che divino. O quando non riconosca la donna come persona umana a pieno titolo, con una dignità e libertà che non possono essere messe in discussione. O quando considera la donna attraverso la lente della banalizzazione, della strumentalizzazione, o della demonizzazione. O attraverso il filtro del mantenimento caparbio dello statu quo: le donne, maggioranza silenziosa dell’umanità, facciano silenzio! Meglio relegarle nella invisibilità. La memoria è malata di paura quando considera un "dato naturale" ormai acquisito l’inferiorità femminile e la sua emarginazione nell’esilio della insignificanza ecclesiale.

La memoria luminosa e trasparente di Gesù non soffriva queste angustie. Per la memoria, malata di paure che vanno dal Dio-giudice al sesso-demonio, è difficile gioire del fatto che caratteristica propria dell’essere femminile sia quella di stare al fianco dell’uomo. Non di volersi mettere al suo posto, ma piuttosto di mettersi davanti a lui. La Bibbia la definisce "un aiuto dirimpetto a lui". Può esistere una donna capace di stare con amicizia e maturità "dirimpetto" a un sacerdote, come uno specchio che ascolta e che parla, in cui egli possa contemplare la propria vera immagine e ritrovare se stesso? La memoria impaurita obbietta: questa visione delle cose è ingenua e pericolosa. Cosa si nasconde dietro questa trepidazione?
La femminilità si è manifestata come "grazia" reale per molti sacerdoti, in quanto è stata la mediazione migliore, se non l’unica ed estrema, che è giunta con efficacia anche quando sembravano finite le possibilità della verità. (continua)