Esistono dappertutto donne dal cuore saldo, dallo sguardo sereno e penetrante alle quali si può ricorrere per trovare pace perché hanno orecchio allenato anche per le voci più sommesse, quelle della vergogna, quelle del fallimento.
Una delle cause remote e generali di tante defezioni sacerdotali si ritrova anche in questa mancata evoluzione culturale. Il sacerdote, che dovrebbe essere "esperto in umanità", soffre e rivela sovente le conseguenze di un carente modo di considerare la donna e le sue potenzialità. Sembra non sia ancora formato ad apprezzarla e promuoverla nella sua profonda identità, a vivere un rapporto equilibrato con lei. Continua a temerla come una minaccia, ha paura di accettarla "dirimpetto a sè".
La donna, serena nella sua umanità e matura nella sua fede, "con il dono disinteressato di fraterna femminilità irradia di luce l’umana esistenza, suscita i migliori sentimenti di cui l’uomo è capace e lascia sempre dietro di sé una traccia di riconoscenza per il bene gratuitamente offerto" (Giovanni Paolo II).
La comunicazione con la persona-donna è un valore primario per l’edificazione della persona-uomo, al di qua della rimozione o della demonizzazione spicciola di lei.
Il vigore tenero e la tenerezza vigorosa della donna, anche giovane, la sua serenità e semplicità, la sua coerenza nell’impegno di crescita personale, fanno tanto bene al prete. E’ una grazia di maturazione.
"Per vivere nel celibato in modo maturo e sereno è particolarmente importante che il sacerdote sviluppi profondamente in sé l’immagine della donna come sorella" (Giovanni Paolo II). Non solo "l’immagine" ma anche "la presenza"!
Non è possibile nel prete un ministero di autentica paternità spirituale senza l’esperienza fondamentale e permanente della donna come sorella, senza la certezza che nella mente di Dio e nel cuore della Chiesa uomini e donne sono fratelli e sorelle e possono vivere come tali, ogni giorno, adulti nell’amore. E’ un rapporto possibile e auspicabile, senza del quale l’umanità del sacerdote rimane monca, immatura, e quindi non serenamente feconda.
E’ vero che "proprio a causa di una donna alcuni sacerdoti hanno abbandonato il ministero sacerdotale" (Giovanni Paolo II) ma è anche vero che a causa di molte di più, numerosi sacerdoti ritrovano se stessi. (continua)