Noi Chiesa, testimoni di comunione, abbiamo bisogno gli uni degli altri: i sacerdoti hanno grande bisogno dell’amore per i laici e dell’amore dei laici. E del confronto con loro.

I laici sanno accostarsi alle sofferenze e alle scelte dei sacerdoti cogliendole direttamente in se stesse, non attraverso gli schemi abituali della dottrina o del diritto, spesso freddi e staccati, ma attraverso la saggezza della vita reale. Sanno accostare l’uomo dolorante ponendosi sul suo stesso terreno di umanità, di quotidianità, lungi da preoccupazioni o pregiudizi disincarnati.
Per la vita dei sacerdoti che soffrono problemi di identità umana o di vocazione, non hanno presa le motivazioni teoriche: hanno valore le mediazioni concrete di umanità e di grazia.

Una profonda e vera purificazione della memoria a questo proposito  va recuperata con urgenza perché tutti i sacerdoti hanno un radicale bisogno di vivere la fraternità umana, anche nell’esercizio del ministero sacro. I sacerdoti in difficoltà, poi, ne hanno bisogno estremo perché quasi sempre devono ripercorrere (per quanto possibile) le fasi di umanizzazione che avevano tralasciato.
Anche per queste molteplici mediazioni di vita i laici sono insostituibili, donne e uomini, anziani e giovani e bambini. Solo una reciproca, intensa fraternità tra il presbitero e il laico offre la possibilità di vivere insieme il vangelo fondamentale "dell’umanità".

Il laico, lungi dall’essere subalterno o gregario nell’edificazione della casa di Dio tra gli uomini, è chiamato e mandato a "riparare la Chiesa" e i suoi sacerdoti, come Francesco d’Assisi a ventidue anni. (continua)