Come si lotta contro gli inquinamenti, così si deve lottare contro l’inquinamento della memoria umana e cristiana. Questa può rimanere vittima della cultura dell’indifferenza e, peggio, della refrattarietà al bene. Anche nella memoria, l’uomo ha bisogno di impregnarsi di una percezione trascendente dell’esistenza e del vissuto.

Impegnarsi a purificarla è atteggiamento concreto di coerenza verso le aperture al divino che è  presente in ogni dettaglio della storia personale e che per molti anni è stato dimenticato, se non rimosso.

Purificare, forse più che liberare da colpe è liberare da sedimentazioni che la rendono stanca, non vigile. E’ renderla più sensibile all’azione della sapienza perché tutta la persona divenga degna di entrare in contatto con ciò che è sacro: le profondità del suo mistero.

Il ricordo dei sacerdoti in difficoltà e dei valori che essi custodiscono è proporzionale all’interesse che noi abbiamo per loro. Si presta attenzione solo se ci si sente attratti. Senza questa attrazione il ricordo lascia il posto all’oblio, la paura apre spazi alla vecchiaia. Per favorire il loro ritorno alla memoria è necessario considerarli interessanti come persone, renderli a noi interessanti per via di amore. Appunto: dalla rimozione alla memoria e dalla memoria all’amore. Per le loro persone, prima che per le loro funzioni. Solo l’esercizio dell’amore fortifica la loro presenza tra noi e impedisce la loro progressiva scomparsa. E sarà grande bene per tutti.