L’autentica fede, la conversione personale e i processi di crescita umana e spirituale non possono prescindere dal ricordo vigile del passato. Questo, se custodito e valorizzato nella memoria, consente di vivere il presente in maggiore fedeltà e di perseverare verso l’avvenire nella speranza. Fede e carità chiedono al credente di impegnarsi nel considerare i segni dei tempi, ossia la voce degli eventi che costituiscono le pietre miliari della storia di salvezza di ogni persona e della stessa Chiesa.

Di questi eventi, sicuramente fanno parte le crisi dei sacerdoti e le nostre crisi in rapporto con loro. Attenti alle sollecitazioni offerteci da Papa Giovanni XXIII, da Papa Giovanni Paolo II e recentemente da Papa Benedetto XVI ci domandiamo: cosa significa "purificare la memoria", specialmente nei confronti dei sacerdoti in crisi o che hanno scelto il ritorno alla vita laicale? Rendere pura la memoria profonda, di una persona o di una comunità, è opera di Dio che solo può farlo, per divina grazia e potenza. Ma purificare la memoria dalle sedimentazioni del passato e del presente è anche compito dell’uomo, chiamato a collaborare con Dio considerando e riconoscendo fattivamente i propri errori per liberarsi così dalle loro conseguenze nefaste.

"Memoria" quindi non è un archivio di ricordi né nostalgia paralizzante. "Memoria" è capacità di percepire e valorizzare, ogni giorno, l’influenza provvidenziale del passato e dei suoi insegnamenti, sul presente e sulle scelte che possono garantire ai singoli e alla Chiesa un futuro più sano. (continua)