Non ci occupiamo, qui, della purificazione della "memoria" degli altri, in modo particolare dei sacerdoti che vivono situazioni di difficoltà, nel presbiterio o nella vita laicale. Lungi da noi l’osare esprimere giudizi su un tema umano ed ecclesiale così complesso o ignorare la realtà e la responsabilità personale dello scandalo. Non ci esaltiamo se in qualche circostanza gli scandali hanno promosso un bene maggiore avendo messo in crisi una situazione stagnante o, rivelando i mali, hanno sospinto fortemente a curarli. Non ci sgomentiamo se, leggendo il libro della vita, ci accorgiamo di averne dimenticato le  lezioni

Ci ispira il desiderio di purificare la "nostra" memoria e di contribuire allo sviluppo di rapporti autenticamente evangelici tra noi credenti e i "nostri" sacerdoti che vivono il travaglio della crisi vocazionale o che hanno deciso per il ritorno alla forma di vita laicale. Nessuna recriminazione verso chicchessia. Soltanto il desiderio di dare concretezza personalizzata alla "purificazione" richiesta dai Papi: "Mai più contraddizioni della carità nel servizio della verità, mai più gesti contro la comunione della Chiesa, mai più offese verso qualsiasi popolo, mai più ricorsi alla logica della violenza, mai più discriminazioni, esclusioni, oppressioni, disprezzo dei poveri e degli ultimi" (Giovanni Paolo II, 12 marzo 2000).

E’ una questione di coerenza. Fare deciso ritorno alla memoria profonda per purificarla è fare ritorno al luogo intimo dove la Parola ha posto la sua dimora e dove parla soavemente la voce della Verità, dell’uomo e della Chiesa, che richiama al senso sapienziale degli eventi e propone le  indicazioni della speranza. (continua)