Nei confronti dei sacerdoti in crisi o laicizzati, il rapporto di carità viene impedito da tre "malattie" ricorrenti, proprie della memoria: l’amnesia, la rimozione, l’oblio.
Tanto più grave questa triplice malattia, tanto più urgente la "purificazione", quanto più esteso è il numero dei fratelli dimenticati, quanto più sconfinato è il volume di dolore che essi hanno dovuto sostenere e che noi abbiamo rimosso, quanto più pura era la nostra professione di comunione con loro.

L’amnesia, fatta di distrazione e disinteresse, è male diffuso nelle comunità e nel presbiterio. Le difficoltà del fratello vengono ignorate, o non percepite. Quando la crisi verrà allo scoperto, molte volte sarà tardi per poter offrire l’aiuto. Anche la memoria, pigra, non vigile, ha giocato il suo ruolo nei processi di molte crisi di inavvertenza e di distacco, prima nostre che loro.

La rimozione, giustificata con vari titoli che vanno dai diritti di Dio al bene delle anime e di loro stessi, ha spento nella chiesa e nei cuori la "memoria", il ricordo e la presenza di quasi tutti i cinquantamila sacerdoti, diocesani e religiosi, laicizzati attualmente viventi nel mondo. Sono rimasti una cifra. Fatta di disapprovazione e di dissociazione, di emarginazione, di disagio, di impotenza, la rimozione è riscontrabile su tutti i fronti. Poco o nessun aiuto economico, interruzione di ogni rapporto amicale, esclusione dal cammino comunitario nella fede e nella speranza, demonizzazione o ridicolizzazione di vicende sofferte, la rimozione dalla memoria e l’oblio vengono vissuti come un quinto vangelo. Un esempio? La scomparsa, l’invisibilità del prete sposato! Un esercito di desaparecidos. (continua)