Si esige che l’uomo prete, se in crisi avanzata o già laicizzato, non esista più. Cosa è questa damnatio memoriae? Tutto quello che egli "è" (doti personali, formazione culturale, ministeriale, vissuto) deve restare sommerso. Se, dopo attento discernimento, decide di risolversi come persona deve rinunciare ad essere prete. Perchè negargli un’esistenza legittima e pubblica, cioè conosciuta e riconosciuta, e imporre una vita di occultamento, talvolta di boicottaggio, dei suoi valori? Viene abbandonato nel buio minaccioso di un domani incerto: senza lavoro, senza soldi, senza amici, senza casa, senza stima, senza dignità. Dimenticato sovente nella notte dello spirito: "Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?". Abbandonato alla sorte: se l’è voluta lui!

E’ il primo dolore: l’essere relegati fuori dalle mura e dai cuori della santa città per essere crocifissi a lungo. Non una semplice dimenticanza o una momentanea distrazione ma piuttosto uno stato duraturo e definitivo di oblio, caratterizzato dalla scomparsa del ricordo oltre che della presenza. Un oblio che inizia ben presto, prima del "passar del tempo", nella memoria profonda, con la connivenza del cuore e della volontà. Il processo difensivo della rimozione compie il suo gioco, escludendo dalla coscienza relazioni temute come fonte di angoscia e come sorgente di senso di colpa o di impotenza. "Caino, dov’è tuo fratello?".

Una memoria malata, intrisa di sospetto, di diffidenza, talvolta di presunzione. Una memoria priva di speranza. La realtà delle crisi sacerdotali risveglia, in molti, reazioni di meraviglia e di sgomento, sensazioni di incapacità e di impotenza. Come aiutare efficacemente un uomo sacerdote in difficoltà senza correre il rischio di essere contagiato o di essere complice? Come avvicinarsi alla profondità e alla vastità delle sue sofferenze, del suo smarrimento, per risvegliare l’armonia e la vita, quando queste non coincidono con i nostri schemi e le nostre attese? Sono altrettanti condizionamenti che nascono da una memoria malata. Che va assolutamente guarita, a livello personale e collettivo. (continua)