Certo, non esiste persona umana che possa liberare un altro uomo dalle proprie catene interiori, fatte di paure e di bisogni, di ritardi maturativi e di reticolati mentali. Ma esiste il modo corretto per rapportarci a questo dolore delle persone e della Chiesa: il coraggio dell’amore, la grazia che si fa storia attraverso l’amore quotidiano dei fratelli.

L'imprevedibile divino si nasconde dentro gli eventi. Esiste ogni giorno l’efficacia della grazia sanante. Una vita nuova, risvegliata dal Padre della vita, attraverso le più imprevedibili mediazioni e circostanze, può riprendere a germogliare nell’intimo dell’uomo sacerdote e maturare come orientamento, scelta, decisione, coerenza. Chi la sperimenta ogni giorno, conclude semplicemente: tutto è grazia, veramente qui c’è il Signore. La memoria che si adegua alla regola del "déjà vu", dell’ "io lo sapevo, lo dicevo io!", ignora che ogni crisi umana è un evento complesso e originale e non la ripetizione di una nozione. Tutto può essere letto, in definitiva, come grazia. Basta non avere più paura del Dio di Gesù.

Le ragioni dell’oblio e della rimozione, forse, vanno individuate nel campo dei rapporti giuridici, o economici, o funzionali ma forse si accompagnano anche con una certa paura o impreparazione nell’inventare il nuovo, il diverso, il più evangelico nella vita, nelle relazioni. Un problema di fede e di speranza. Un’altra  ragione più profonda che interessa la purificazione della memoria, sta nell’abitudine del "convivere tra estranei", o nella consuetudine del vivere i ruoli più che la comunione. (continua)