"L’arte del dimenticare" pervade tutte le altre facoltà. Il ricordo dei fratelli, un ricordo assai breve ed impacciato,  svanirà col tempo o si deformerà. Quando la dimenticanza o la rimozione sono totali, allora la purificazione della memoria diventa impossibile. Se l’oblio è cronico la memoria è priva di vita, di potenzialità vitali. L’amore è morto.

La metanoia necessaria, in questo ambito, richiede un cambiamento di direzione, un ritorno coraggioso, un dirigersi di nuovo ad un luogo. Il luogo a cui fare ritorno è la persona, la sua dignità, il suo mistero. E’ la persona come luogo supremo della divina presenza e della somiglianza trinitaria. Questa conversione, che è lo scopo dell’incarnazione e della missione di Gesù, è l’antidoto per l’oblio dei nostri fratelli, è il midollo della purificazione della memoria nei loro confronti.

Per riconciliarci con il sacerdote in difficoltà è necessario impegnarci nel riconoscere in lui la dignità di uomo. Amare il sacerdote prima di tutto in quanto è persona, un uomo di questo mondo, di questo tempo, di queste nostre povertà. Un uomo che ci viene affidato nella sua identità di fratello prima ancora che di alter Christus. Senza enfasi, senza trionfalismi, realisticamente cioè umanamente.

Un uomo che presenta lacune, ferite, sofferenze, bisogni, infedeltà, conflitti che prescindono dalla sua identità sacerdotale. Nelle sue immense possibilità di vita. Una persona concreta a cui interessano messaggi ed interventi che raggiungano la sua condizione storica di creatura, bisognosa di armonia e di maturità, di concretezza, di libertà interiore e di apertura al trascendente, al divino. Amarla significa nutrire in sé una passione per la promozione di quei valori personali, di quelle verità e di quei cammini che la costituiscono come tempio adeguato di Dio. (continua)