Oggetto e termine della purificazione della memoria profonda non sono tanto le nozioni o gli avvenimenti: sono soprattutto gli atteggiamenti interiori e i comportamenti verso le singole persone e la comunità.
La nostra mancanza di coerenza tra i principi affermati e la realtà della vita, la contraddizione tra gli ideali proclamati e le decisioni e i comportamenti di segno opposto, l’accettazione istituzionalizzata di compromessi e di ambiguità, sono doppi messaggi che, nella vita del consacrato in crisi, provocano scandalo e sofferenza, disorientamento e divisione della persona.

L’incremento numerico delle crisi sacerdotali di uomini significativi ed il fenomeno della "doppia vita" tra i presbiteri, sono la punta di un iceberg nascosto che non può essere liquidato affermando che "é solo colpa loro", o ricorrendo all’alibi della loro poca obbedienza. Il rispetto dell’uomo, anche nei sacerdoti, è una questione di fede. In questo e in molti altri campi noi credenti siamo  invitati a rinnovarci nella memoria profonda, cioè a realizzare il perdono della verità riconosciuta.

Purificare la memoria significa quindi prendere coscienza degli atteggiamenti interiori e dei comportamenti ingiusti, avuti nei loro confronti e sostituirli con rapporti interpersonali e istituzionali, basati sul vangelo del rispetto della persona e della sua libertà. Questa dinamica evangelica, conduce a coraggiosi cambiamenti di mentalità, realizza una migliore fraternità.

Gli atteggiamenti mentali di fronte al fenomeno delle crisi e dei cosiddetti "abbandoni" sacerdotali sono ancora caratterizzati da superficialità di giudizio, da scarsa considerazione della persona e della sua storia, da ignoranza circa le radici reali di quei disorientamenti e di quei nuovi orientamenti, di quelle sofferenze. Ancora si preferisce liquidare il problema colpevolizzando il fratello, riducendo tutto alla categoria dello "scandalo", del "peccato" da cui è conveniente dissociarsi. (continua)