Trentanove anni, malato terminale. Era stato abbandonato da tutti. L'ho conosciuto due anni prima della sua fine terrena. Un sacerdote me l'ha affidato (sono una donna!), ho cercato di amarlo con gesti semplici, quotidiani, fedelmente, con il sorriso, la compagnia, il non giudizio. Con l'affetto.
Quel giorno terribile (era l'ultimo giorno) ero seduta accanto al suo letto. Era sfinito, consumato. Quanta intensità, quanta paura quando mi disse: abbracciami, abbracciami, almeno tu. Me ne vado, sto per morire.
L'ho abbracciato, povero Gesù morente. Il mio amore non lo ha trattenuto in vita. Ho capito. Compito di una donna è essere ai piedi della croce e presentare il figlio delle proprie viscere a Dio. Con le braccia impotenti di chi abbraccia l'uomo dei dolori, con le lacrime che fanno nodo alla gola.