Poche volte i fedeli hanno la possibilità di leggere nel cuore di un prete:
le sue stanchezze, le sue difficoltà, i suoi problemi.
Un prete non è un uomo imbalsamato nell’entusiasmo.

Può aiutarci in questa lettura interiore il brano seguente tratto dal diario di un sacerdote.

“Questa domenica mattina, tolti i paramenti della Messa, ho dato un’occhiata alla chiesa, stando sull’uscio della sacrestia.

Che strazio! La gente era già tutta uscita; solo rimanevano le sedie vuote in un gran disordine; qualcuna rovesciata per la fretta di andarsene. Quanto mi sono sentito solo! Mi era sembrato poco prima che tanta gente si stringesse intorno a me, e che potesse in qualche modo riempire il mio cuore bisognoso di comprensione e di amore e invece … che delusione!
Venuto poi sulla piazza, ho fatto in tempo a scorgere gli ultimi che scendevano dalla chiesa e svoltavano là in fondo.
Mi vorranno anche bene, pensavo, ma intanto mi voltano le spalle, guardano ad altri e vanno altrove; mentre io sono qui, solo, in questa piazza vuota, in compagnia dei duri sassi del sagrato, che sento nel mio cuore più duri e più freddi di sempre”.