“Sei così ingenuo da credere che quel sacerdote abbia veramente deciso di cambiare vita? Ma non farmi ridere”.
Chi sa mai per quale avarizia interiore, per quale smisurata mancanza di fede alcuni non sono disposti a credere che Dio ama i suoi ministri più deboli e che in essi opera prodigi.
Rivedo Gesù che chiama Giuda Iscariote “perché stesse con lui e per mandarlo a predicare” (Mc. 3, 14), Gesù che lava i piedi a lui come a tutti gli altri ma che a lui solo riserva la cortesia e l’onore del boccone intinto nella salsa (Gv. 13, 26).
“Il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato a morte, si pentì. Riportò i trenta denari ai sommi sacerdoti dicendo: ho peccato tradendo una vita innocente” (Mt. 27, 3-4).
Perché dimenticare sempre questo vangelo? Perché non credere alla confessione di Giuda, al suo pentimento, al suo tentativo disperato di riparare il danno immenso con la restituzione del frutto del tradimento? Perché non credere al suo gesto dissennato di espiare con la vita l’uccisione dell’Amico più caro?
La condanna a morte di Gesù, secondo Matteo, provocò il pentimento di Giuda. Perché non potrebbe avvenire anche oggi lo stesso miracolo?