". . .  In questo totale naufragio ho perduto tutto di me. Solo mi è rimasto un barlume di vita, quanto basta per sentirmi stanco. I pensieri nel caos, senza la luce della fede,  la volontà fiaccata e distorta, la memoria avvelenata, i sentimenti soffocati dalla menzogna. Lo stesso corpo accusa i contraccolpi del dramma dell'intimo. Non ce la faccio più. Indicatemi un deserto dove possa vomitare me stesso. Indicatemi un porto sicuro dove gettare l'ancora. E' vero, devo ricominciare a pregare ma non so più cosa sia pregare. Non ho alcun desiderio di pregare ... ".
(sacerdote diocesano, 42 anni)

 

"Mi creda, è meglio tornare ai seminari minori. Almeno i ragazzini sono più docili ...".

 

Sono venuto via dalla parrocchia, per salvarmi dal soffocamento. Mi sentivo minacciato di morte precoce, In un presbiterio senza aspirazioni né speranze. Attivismo senza gioia. Relazioni senza comunicazione e senza affetto. Spiritualismo senza realtà. Overdose di divino, in così poca umanità. Al Vescovo ho detto: "Eccellenza, non ce la faccio più. Desidero andarmene".
(sacerdote diocesano, 34 anni)

 

Era già diacono. Gli chiesi: "Ma perché ti sei fatto prete?". Mi rispose: "Forse questa vita è dura, ma la pagnotta è sicura". Poco prima mi aveva detto: "Lasci che divenga prete e vedrà se me la compro la macchina ...". Era già diacono.