Il mio Presule mi ha detto: "devi fare come il  Crocifisso. Devi prendere la croce della rinuncia. Devi smettere di bere".
La mia croce è il fiasco, la mia croce è questo vino. Una droga che non riesco a placare da dentro, che non riempie il mio vuoto d’amore, i bicchieri sono i miei chiodi, le sue parole sono la lancia, i ricordi sono la corona di spine attorno alla mia testa. Ogni sbornia é il suo grido: perché mi hai abbandonato?".
Se non capisci questo e non mi aiuti a vivere questo, cosa ci stai a "fare?".

 

Bergamo. "Potete accogliere in Comunità questo prete? E anziano, ha subito tre interventi delicatissimi, è molto depresso Ha bisogno di tutto, ha bisogno di amore. Potete?".
"Non siamo esperte né siamo sante - ha risposto la madre superiora -. Faremo tutto il possibile. Alle mie suore ho insegnato a dire: non lo guarirò, pero lo amo".

 

Volevo essere ateo. Nessuno mi aveva mai detto: «guarda che con il mio Dio tu puoi anche essere ateo, sai. Lui non se la prende e sa molto bene come, dove, quando abbracciarti di nuovo con amore, quando ritieni di essere lontano, ma "per Lui" invece sei ancor più vicino. Chi può dire di essere lontano? Chi può dire di essere vicino a Dio?

 

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.
Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.
Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.
Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio?
Qui insieme una persona può allora manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire.
Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte,  ma vivi a noi stessi e agli altri.