«... Grazie del vostro ennesimo segno di predilezione verso questo "povero prete" consacrato alla misericordia di Dio, per la sua misericordia, sempre bisognoso di misericordia e di fraterna comprensione.
Pace e salute a voi che mi amate nel nome del Signore. Anch'io vi amo tutti nel nome di Gesù. Guai se non fosse così: il mondo ci crollerebbe addosso !
Quante cose avrei da dirvi ... . La sua visita è stata per me come balsamo che ha profumato lo spirito, rinfrancandolo.
Da questo mio modesto "deserto isolamento" rivolgo a Dio la mia umile preghiera per voi perché vi aiuti nel vostro lavoro a servizio dei fratelli.
Sentiamoci sempre uniti nella fede e nell'amore a Cristo! ...».

 

«... Non mi sento più solo; c'è qualcuno che partecipa, soffre e condivide con me "l'ora delle tenebre". Posso contare su dei fratelli in Cristo.
Questo è tanto rassicurante per me, e mi da tanta pace. Statemi ancora tanto vicini perché ne ho sempre e ancora tanto bisogno ! ...».

 

Ad un sacerdote una religiosa anziana confida l'impegno di offrire la propria vita per la santificazione di due giovani sacerdoti, particolarmente bisognosi di grazia.
Sapendo quanto il Signore prenda in parola chi si dona a Lui, il sacerdote consiglia di parlarne con la superiora, con il confessore.
La suora ha già fatto tutto questo. È pronta per rinnovare la propria offerta per i due consacrati che essa sente come propri figli.
Passano alcuni giorni. Dalla superiora di quella religiosa giunge una telefonata. «La suora è caduta; ha riportato gravi fratture; è in coma. Pare che il Signore la stia chiamando con sé. Pregate!».
Il sacerdote corre per stare vicino alla vera sorella. In un momento di lucidità, serenamente, l'anziana religiosa rinnova ancora la sua offerta.
Ci giungono due telefonate, da luoghi diversi ma quasi contemporaneamente. Sono i due consacrati per i quali la sorella si è offerta vittima: comunicano il loro desiderio di iniziare un cammino di ricerca; domandano fraterno aiuto; domandano di capire. Sentono di vivere un nuovo passaggio di Dio.

 

« ... Sto bene. Sono pieno di lavoro e di attività, ma sono contento e sereno. Mi pare di aver ritrovato lo slancio dei momenti migliori della mia vita, slancio che credevo di aver perduto per sempre. Mi sento veramente realizzato, non solo nella scuola o nell'apostolato coi giovani universitari; ma anche e soprattutto nel ministero sacerdotale. La nostra è una parrocchia grande e complessa; una parrocchia con tutti i problemi sociali di un quartiere caldo della capitale. Si fanno sentire gli autonomi dell'Università. Le strade ed i bar rigurgitano di gente di colore: si tratta per lo più di arabi e di africani entrati in Italia clandestinamente ... . Non manca la delinquenza minorile e la prostituzione.
Per un prete che voglia migliorare il mondo in cui vive ce n'è abbastanza, non vi pare? ... ».