La vita di ogni persona si svolge tra conquiste e fallimenti, tra sicurezze e squilibri.

Anche il sacerdote, come ogni creatura umana, sperimenta i problemi della persona e può vivere momenti di sofferenza profonda, di dubbio, di disorientamento, di resa.
Sovente lo stato di difficoltà esistenziale o vocazionale dei sacerdoti non deriva da cattiva volontà o da scelte errate, non deriva da mancanza di fede o da egoismo. Quasi sempre questi sono solo gli aspetti esteriori di un fenomeno che ha radici ben più remote e profonde nel mistero della persona e della sua storia.

La fuga dalle responsabilità, la perdita del senso della propria identità, la decisione dell’abbandono sovente hanno origine nelle difficoltà ordinarie della vita.
Per fortuna la maggior parte dei sacerdoti vive un normale processo di maturazione con rapporti interpersonali intensi. E’ facile trovare soggetti che assumono impegni e ruoli da protagonista con iniziative e decisioni personali. Quasi sempre si tratta di fortunati che non hanno avuto esperienze negative, in famiglia o in seminario, e hanno avuto la grazia di trovarsi in casa una base solida sulla quale non hanno avuto difficoltà a costruire se stessi, le proprie regole di vita. Per questo esprimono in opere vitali la consacrazione a Dio e al servizio degli uomini.
Ma gli altri sacerdoti (purtroppo più di quanto si pensa) si trovano in difficoltà o vivono solo in apparenza senza problemi. Come mai?

Quasi sempre soffrono le conseguenze di esperienze negative che hanno consolidato il senso di insicurezza, di incapacità, di indegnità e di solitudine. Quelle esperienze negative, specialmente se traumatiche o vissute durante il periodo dello sviluppo, stanno all’origine remota di tanti comportamenti mentali e pratici (causando danni quanto più trovano soggetti deboli). Anche il sacerdote, uomo come tutti gli altri uomini, quando soffre difficoltà esistenziali o di identità, è sovente portatore e vittima di nevrosi. Non è un peccatore da correggere. E’ un sofferente da aiutare, se si vuole che abbia speranza di ricuperare l’equilibrio personale.

La sua persona è disturbata da dinamismi psichici autonomi, refrattari agli influssi delle concezioni generali, delle intenzioni deliberate, dei progetti coscienti.
Il sacerdote in difficoltà tende a difendersi, a pensare solo ai suoi problemi. La sua volontà, la sua stessa coscienza appaiono disturbate da impulsi, idee, abitudini, determinismi ribelli alle esigenze della vita consacrata. I meccanismi di difesa della sua persona prevalgono sullo spirito di iniziativa e di decisione responsabile, sull’apertura all’amore e alla creatività. E’ il modo di soffrire proprio delle persone con nevrosi.

Il più delle volte le radici di questo stato di cose sono molto lontane e legate specialmente all’infanzia, senza che la persona abbia potuto accorgersene.
Nel sacerdote la nevrosi è dovuta spesso anche a conflitti traumatici. specialmente morali, o ad accumulo di stanchezza psichica, o alla incapacità di relazioni interpersonali profonde, eccetera.
Alla radice di molte situazioni di crisi esistenziale o vocazionale o della tentazione di abbandono quasi sempre vanno riconosciute incredibili situazioni di sofferenza e di malattia dell’anima.
Tanti sacerdoti che soffrono difficoltà rappresentano un richiamo del Signore alla consapevolezza e alla carità delle comunità.