Sono molti i sacerdoti che sanno "fare" il prete ma non tutti hanno scelto di "essere" oppure "sono" preti.

La formazione che alcuni di quegli uomini hanno ricevuto è valida in vista delle funzioni da espletare, dei ruoli da svolgere, ma pare carente per quanto concerne la maturità profonda della persona di fronte alla vita.

Un punto dolente è la formazione a osservare il celibato come "legge" e la debole formazione a riconoscere, ad amare e a vivere la verginità nel celibato come “dono” soprannaturale che rende feconda la Chiesa.
L’assimilazione consapevole e convinta, gioiosa e definitiva, di quel dono soprannaturale non sembra essere il frutto più maturo dell’attuale formazione alla vita sacerdotale.

Certamente, prima di essere capace di "fare" il prete, il futuro sacerdote dovrebbe ricevere una formazione umana integrale, specialmente quella della vita affettiva. Senza questa, non è possibile vivere la "legge" del celibato con serenità. Ma ancor più i formatori dovrebbero formare i candidati nel gusto di scoprire quel dono in se stessi, nella gioia e nella passione di viverlo in pienezza e di testimoniarne la fecondità.

L’esperienza di aiuto ai sacerdoti in difficoltà pare insegni che, sovente, Dio e i suoi doni non sono al primo posto nelle preoccupazioni e nei contenuti di una formazione esistenziale.
La formazione culturale occupa quasi tutto lo spazio vitale del futuro prete. Per ottima che sia, non può più essere identificata con la formazione al sacerdozio cattolico. Gli studi di teologia, da soli non abilitano nessuno alla "vita" sacerdotale. Quella vita è un’altra cosa. Esige altro nutrimento. Molti preti e molto intelligenti hanno lasciato il ministero sacro. Come mai? Cosa è mancato?

L’esperienza conferma che - salvo migliore giudizio - molti sacerdoti non sono stati aiutati a "sposare i valori" del sacerdozio cattolico come forma definitiva di vita. Altri, non avrebbero mai potuto né dovuto esser ritenuti capaci per quelle nozze!
Quelle nozze tra l’uomo sacerdote e Dio sono possibili e sono valide solo in chi è "maturo nella fede". I sacerdoti, i seminaristi oggi sono "maturi nella fede"?

Essere stati ambigui, o non propositivi, o non esigenti su questo piano ha significato aprire la porta alle illusioni vocazionali di molti che erano pseudo candidati, ha dilatato gli spazi per le inconsistenze personali e poi per le crisi, ha deteriorato il tessuto sacerdotale, ha danneggiato la qualità della Chiesa.