Il ruolo significativo del sacerdote va riscoperto nel suo mistero perenne ma anche nella novità delle richieste dell’uomo.

La missione del sacerdote si identificava, fino ad ieri, con quella di un "personaggio sociale" ben determinato. Oggi quel "personaggio" dà l’impressione di essersi come dissolto nel nulla. E’ normale per questo che i sacerdoti abbiano difficoltà di identificazione. Il sacerdote, come ogni altro uomo al mondo, non può vivere fuori dell’equilibrio che gli assicurano le sue normali relazioni con l’ambiente.
Quando l’uomo non legge più nel comportamento del prossimo un riconoscimento nei propri confronti, quando ha la sensazione di non essere preso in considerazione, d’essere come inesistente, senza definizione, senza identità, allora comincia a soffrire le vertigini di chi è restato privo di un punto di riferimento indispensabile.
E’ ciò che si verifica, oggi, per il sacerdote. Sembra non si sappia più bene a che cosa serva, sembra diventato un residuo inutile. Oggi, e sempre più, il sacerdote si ritrova ad essere  un estraneo tra gli uomini, guardato con distacco, ascoltato negligentemente. La vita coinvolge gli uomini in vorticosi movimenti quotidiani e settimanali che rendono difficili incontri regolari e rapporti profondi con il sacerdote. Questo, ad esempio, è uno dei molti fattori che tendono ad emarginare il sacerdote, lasciandolo nello smarrimento, consentendo l’insorgere della crisi di identità.
In che modo il sacerdote potrà ristabilire il proprio equilibrio completo? Certamente mantenendo con Dio il proprio rapporto ma ancor più riprendendo con l’uomo un contatto che per molti era perduto. Confrontandosi con "questi" uomini, sforzandosi di divenire realmente ai loro occhi uno di loro, il sacerdote consentirà che essi si ritrovino in lui e lui ritroverà se stesso.

Ma quale è la strada giusta per riscoprire l’identità sacerdotale? Lungo la ricerca non c’è il rischio che il sacerdote smarrisca se stesso?
Esiste la risposta. La linea di una tale ricerca deve partire da un punto preciso che è l’ordine della fede. Nessuna ricerca d’identità sacerdotale è concepibile se non partendo dalla luce della fede. L’immagine del sacerdote, infatti, non potrà mai essere che una espressione di questa idea, oppure sarà vittima di illusioni e di errori.
Per superare questo passaggio difficile occorrono principalmente tre cose. Occorre ritrovare nell’umile aderenza alla fede quella nozione del sacerdozio cattolico che costituisce la base del pensiero tradizionale della chiesa e la linea continua della sua vita, espressa in forma luminosa dai rappresentanti autentici di questo sacerdozio. Occorre discernere quanto contiene di vero la protesta contro quella tradizione e ciò che deve effettivamente sparire col tempo. Occorre intraprendere con coraggio un nuovo cammino di avvicinamento all’uomo reale ed ai suoi problemi, sia sul piano formativo che su quello operativo.
Le condizioni attuali scuotono rudemente l’edificio secolare stimolando la ricerca di forme ed espressioni di vita sacerdotale più valide. Ma la nuova identità da scoprire non potrà contraddire l’essenziale dell’identità antica e perenne. Al contrario, dovrà affermarla con più vigore in un contesto inedito e difficile.

Si parla tanto di una nuova identità del sacerdote. Ma in cosa consiste tale "novità"?
Anzitutto bisogna guardarsi dalla presunzione di poter delineare un profilo del sacerdote veramente nuovo. Quante ipotesi di soluzione, audaci ed insieme puerili, hanno raggiunto in realtà proprio il contrario degli obiettivi che si prefiggevano. Una nuova immagine del sacerdote, fedele alla verità della fede ed alle esigenze della vita, non può che profilarsi da un lavoro comune e personale di preghiera, di riflessione e di impegno. Ciò che invece è possibile determinare sono le leggi di questa ricerca, leggi di fede e di tradizione spirituale, che dovranno essere formulate ed accettate chiaramente. Certo, la parte degli sforzi, delle esperienze, delle grazie divine non può essere anticipata. Per questo motivo, bisognerà accettare anche la legge del tempo, della rinuncia, dell’attesa paziente ed operosa, legge inseparabile da ogni evoluzione umana e cristiana.