A un sacerdote con problemi di identità o di fedeltà è possibile suggerire qualcosa di concreto, di decisivo che guarisca le ferite, le incertezze interiori, che rischiari le tenebre dell’anima?

In questi anni avete incontrato e servito numerosi sacerdoti con difficoltà e sofferenze spirituali, morali, umane di varia intensità e natura. Alla luce dell’esperienza qual è la strada che ogni sacerdote deve percorrere, qual è l’impegno che deve assumere se vuole uscire dal tunnel oscuro della crisi?
Ci sembra che la strada principale sia quella della preghiera per la guarigione interiore. Guarire significa liberare l’intimo della persona dai legami che la incatenano e che si identificano con situazioni, ferite, bisogni, relazioni, ricordi, spiritualmente negativi. Guarire significa esporre tutta la persona alla luce risanante di Gesù, metterla finalmente in contatto, in aderenza, a tu per tu con Lui.
Secondo noi il cammino della guarigione interiore inizia quando il sacerdote comincia a dirsi la "vera" verità sulla propria esistenza, sulla propria debolezza,  e riconosce che è in Dio e non in sè la forza che attrae, che sostiene, la ragione che dà senso a tutto, anche al peccato. Si tratta di un impegno di preghiera, vissuta nella più profonda intimità della persona, animata dall’ansia della verità e sostanziata dall’umiltà.
Ma cos’è la guarigione interiore?
È Gesù stesso che, ricercato onestamente, si comunica al sacerdote e gradualmente lo rigenera facendogli "sentire" che il problema della vocazione e dell’esistenza si risolve quando il sacerdote stabilisce un rapporto continuo con il medico di tutte le anime.
E questo, secondo voi, vale anche per quei consacrati che purtroppo sono in difficoltà derivanti o connesse con malattie psichiche o fisiche?
Crediamo di sì, perchè anche questi fratelli, come tutti noi del resto, hanno bisogno di sperimentare che Gesù è comunque in loro, non li ha mai abbandonati, anzi lavora costantemente all’interno della loro storia e della loro persona, per portarli a vita perfetta. Anche per loro è importante poter sperimentare la nuova vitalità che germoglia e che matura come guarigione interiore attuata dalla persona di Gesù. Non rare volte abbiamo constatato che le sofferenze di quei sacerdoti maggiormente provati dalla croce sono divenute sostanza preziosa del loro cammino di guarigione.
Le crisi derivanti o connesse con malattie psichiche o fisiche si dissolvono o divengono vita quando coloro che le soffrono sono aiutati a rendersi conto che un Altro vive dentro di loro e che, anche se in catene, assieme con Lui possono collaborare alla costruzione del bene nell’umanità.
Ma per un sacerdote che ha perduto il gusto della preghiera o che addirittura non prega più da anni sarà possibile tornare con fedeltà alla preghiera del cuore, alla supplica di guarigione?
La guarigione interiore di un uomo è quasi una nuova creazione, tanto più difficile quanto più è indispensabile! Si tratta, quasi sempre, di ricostruire la persona nella sua armonia, ricomporla nella sua struttura più intima. Solo Dio può attuare questo prodigio.
Per esperienza sappiamo che l’impegno più difficile da attuare in un sacerdote in difficoltà è la fedeltà alla preghiera. Spesse volte è talmente ferito ed esausto, che se non lo aiutano i fratelli, perirà. E un mistero, ma il ministro di Dio non può salvarsi se i fratelli non intercedono fortemente per lui.
Il gusto di pregare per la propria guarigione è dono di Dio. Per ottenere un dono così grande eppur così necessario ai sacerdoti più feriti e lontani, siamo  impegnati  da sempre nel richiedere a molti la collaborazione essenziale della loro preghiera. I  monasteri di clausura e le comunità religiose di tutta Italia costituiscono solo una parte del popolo orante che cerchiamo di raggiungere per lettera ogni quattro mesi, così come siamo  collegati con numerose case di riposo per persone anziane o malate e con non pochi gruppi di preghiera.
L’esperienza di questi anni ci conforta perchè il Salvatore ci ha dimostrato che ama salvare i suoi e lo fa con sovrabbondanza di doni. Guarire gli uomini, per lui è naturale. E noi vogliamo testimoniarlo. E chiederlo.