Nel più intimo degli uomini sacerdoti feriti, e di noi in cammino con loro, la speranza si rivela presente come scintilla vitale che appartiene alla struttura fondamentale della persona, anche se sommersa da sofferenza e da debolezze. E’ una energia vitale che tutti possono scoprire in sé, risvegliare, lasciar sviluppare, purché si pongano in cammino di crescita nella verità.
La speranza è una facoltà interiore, una virtù creata e amplificata dallo Spirito del Risorto che ci abita, è un dono vitale che l’Altissimo concede a chi lo chiede con la preghiera e con le opere. Questa capacità fa guardare alle persone, alle cose, al presente e al futuro con sensibilità evangelica, come Gesù.

L’attesa sicura e tenace del bene che accadrà, dell’imprevisto di grazia che può venire donato, è la caratteristica costitutiva della vita nel nostro Servizio, nel nostro rapporto con la persona dei sacerdoti sofferenti. E’ attesa continua della venuta del Signore, cioè della Sua comparsa dal di dentro degli eventi di ogni giorno, dal di dentro degli uomini smarriti, è attesa della sua azione di Risorto vivente che opera tutto in tutti.
Questa attesa non significa inerzia o disimpegno. Al contrario, è spinta interiore a operare tutto ciò che è bene con grande generosità, poiché "nulla va perduto" quando la speranza agisce nell’uomo. Anche nei sacerdoti diviene contemplazione, meraviglia, gratitudine. E’ incontro con il Divino. E’ preghiera.
Senza una viva speranza la stessa fede diventa tiepida, arida, morta. In quale Dio credi se non speri? Quale uomo aiuti, se sei povero di speranza? Solo la forte speranza del cuore apre gli orizzonti della tua fede, dà perseveranza al tuo amore.

Chi ci sostiene nel cammino di fedeltà all’uomo sacerdote è la speranza che ci consente di vedere al di là della stessa fede, al di là delle nebbie della debolezza umana. Aiuta ad amare le profondità della vita anche in chi sembra morto, fa presagire le possibilità di risurrezione, dà per sicura la presenza della grazia come energia sempre pronta a operare al di dentro dei limiti della creatura. La fede vede ciò che è, la speranza vede ciò che sarà. L’amore ama ciò che è, la speranza ama di più perché ama ciò che sarà. E consente i miracoli della risurrezione.

Qual è il fondamento della vostra speranza? Chi vi autorizza a sperare così?
Il grado di affidabilità del nostro sperare dipende dalla generosità con cui ci abbandoniamo semplicemente alla grazia della speranza. Dipende da quanto crediamo veramente nella "presenza" di Dio nell’universo, nell’uomo, negli eventi, e da quanto ci affidiamo a questa Presenza. Sperare, è essere capaci di riconoscere che l’impossibile è possibile, che un dono imprevedibile accadrà, perchè esiste un Signore amorevole, un Padre buono.
Certo la nostra speranza cammina circondata dai dubbi, insidiata da tentazioni e da stanchezza, a volte da disperazione. Tuttavia, per chi la sceglie come anima della propria vita, diviene coraggio, fortezza e sostegno nella prova

L’esperienza ci ha portato a fare della speranza una scelta fondamentale: alla luce della speranza va ricercato e interpretato il senso di tutto quanto accade all’uomo. Sperare é questione di fedeltà a Dio, al Vangelo, all’uomo; è respiro quotidiano E’ esigenza, intrinseca in tutti e in ognuno di noi, fa divenire "carne" le parole, traduce in gesti i sentimenti, vive come relazioni prossime distanze ed abbandoni. E’ la pratica quotidiana della parabola del buon Samaritano. E' fedeltà a Dio, al Vangelo, all’uomo.