Nella vita di ogni uomo le crisi d’identità e di fedeltà sono inevitabili. Ciò avviene anche per l’uomo sacerdote: 'Nulla di ciò che è umano gli è estraneo'.
Nel travaglio del discernimento su ciò che è il proprio vero bene, anche il sacerdote può incorrere in un’insidia: quella di confondere i bisogni o le aspirazioni della propria umanità con una nuova vocazione alla laicità; quella di ritenere coerente scelta di vita laicale, ciò che invece meglio si direbbe accettazione di resa di fronte alle esigenze della coerenza sacerdotale. O forse, e sovente, il problema è un altro?
Accade, nella vita di un uomo, che l’evolversi degli eventi risvegli una lettura più chiara circa le decisioni prese un tempo. Accade che un uomo si trovi a rimettere in discussione quanto in precedenza gli era sembrato sicuro e definitivo, e ciò per motivi tutt’altro che superficiali. E’ forse questo il momento della chiamata in cui assumere le responsabilità di una scelta e di una decisione in una consapevolezza nuova, più matura? A questo punto si tratta di resa o di scelta?

Non è proprio il caso d’usare violenze  teologico dogmatiche nei confronti di uomini sacerdoti che, giunti allo stremo, non ce la fanno proprio più a perseverare. Che cosa significa «tu sei sacerdote in eterno» per un uomo che forse non lo è mai stato? Che si sente svuotato di energie o che non percepisce più vitalizzante il contesto umano che lo circonda? Che non ritrova più in sé la volontà sufficiente e le motivazioni di un tempo per proseguire? Talvolta, neppure la preghiera e la gioia dei confratelli riescono ad ottenere il risveglio di profonde energie umane e divine, ormai sopite in lui. E’ mancanza di fede? E’ mancanza di allenamento sulle proprie risorse? Questo è cercare illusoriamente altrove nuovi spazi ideali oppure è scegliere un nuovo reale stato di vita per risorgere?

Un sacerdote che si laicizza, per qualsiasi motivo, non cessa di essere persona amata dal Padre e quindi capace di opere sante. Il Padre continuerà in ogni modo ad intessere la propria personale storia di salvezza con la sua creatura, qualsiasi siano le decisioni che l’uomo prenderà.
In noi che siamo sulla breccia di un servizio rivolto a uomini mai mediocri, desiderando la loro gioia di esistere, ricorre molte volte una domanda tormentosa: la loro è una resa o una scelta? Da qui, inevitabilmente, sorgono altri interrogativi: quella scelta si fonda su intuizioni, sensazioni che nascono da aspirazioni esistenziali profonde, oppure emerge da bisogni e da necessità pratiche, da debolezze? Cosa si sarebbe potuto o dovuto fare per evitare tante angosciose sofferenze? Si tratta sempre di "capricci" o di peccati? Oppure si tratta di drammi che talvolta si concludino in 'tragedia' palese o nascosta? E’ bene lasciare ogni valutazione alla Sapienza divina che sola conosce i meandri del cuore e della storia dell’uomo.

Tuttavia, di fronte ad una scelta fondamentale occorre porsi qualche interrogativo, al di là del «non giudicate». Il perché di tante scelte può rimanere mistero, ma esistono comunque le responsabilità da considerare senza superficialità, soprattutto per evitare eventuali errori futuri o per aiutare l’uomo sacerdote a vivere la coerenza evangelica.
E' importante offrire una mano forte ed efficace che sostiene, accompagna e guida chi è accecato dal proprio dolore, dalla solitudine o dalla propria debolezza. Quando si aiutano questi fratelli ad ascoltare la Parola che risuona nella loro coscienza profonda e nelle pieghe della loro esistenza, la Verità che rende liberi li illumina e li sospinge verso la vita.
Gesti e parole impregnate di sentimenti autentici e chiari molte volte divengono segni efficaci di grazia pasquale, espressioni dell’amore del Padre misericordioso che vuole condurre ogni uomo dalla morte alla vita.