La nostra esperienza quotidiana e la vita dei sacerdoti che camminano con noi ci hanno insegnato una grande verità. Al di sopra delle previsioni umane presuntuose e delle condanne arroganti e omicide di molti, il Padre di Gesù compie continuamente nel silenzio e "per sua sola grazia" (san Francesco) i prodigi che trasfigurano la vita dei sacerdoti deboli o peccatori. Questi, spesse volte, da ultimi che erano diventano primi, cioè santi. "Là dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Rm 5,20). Certo, queste cose rimangono  nascoste ai sapienti e agli intelligenti! Infatti sono rivelate soltanto a coloro che credono fermamente che il Dio di Gesù opera tutto in tutti, nonostante i molti peccati.

E’ consolante toccare con mano che Dio è misericordioso al di sopra di ogni nostra immaginazione. La sua grazia raggiunge gratuitamente i peccatori, prevenendo ogni loro merito e la loro stessa preghiera. Anche se talvolta, per una deformazione mentale che è molto pagana, ci ostiniamo a pensare che Dio salva soltanto coloro che in qualche modo si sono "meritati" la sua misericordia, la verità è questa: "Egli ci ha amati per primo!" (1Gv 4,19). Il Padre "fa piovere generosamente la sua grazia sui buoni e sui cattivi" (Mt 5,45), "dona gratuitamente l’acqua dalla fonte della Vita" (Ap 21,6).

E’ bene domandarci: perché ci disturba la sua assoluta, infinita, incomprensibile gratuità? "Tu sei invidioso perché io sono buono?" (Mt 20,15). Perché non vogliamo credere che il suo Amore precede ogni nostro criterio, supera ogni nostra speranza, risveglia imprevedibile meraviglia? Perché ne abbiamo paura, o vergogna? Perché ci esponiamo al rischio di perdere il meglio della sua misericordia, che è la sua assoluta insondabile gratuità? Presumiamo di accampare "meriti" con chi ci ama di amore infinito, come se non fosse una offesa il solo pensare di poterlo "ripagare", come se Lui non amasse addirittura coloro che lo crocifiggono! "Andate e imparate cosa vuol dire: io voglio la misericordia e non il sacrificio" (Mc 2,17).

All’Amore assoluto basta veramente poco per muoversi a pietà! Gli basta che un sacerdote abbia toccato il fondo della propria miseria, che riconosca la totale impossibilità di essere salvato per la propria preghiera (divenuta impossibile nel cuore di pietra) o per le proprie opere sante (divenute impossibili senza la sua grazia). Tante volte Gli basta cogliere il lamento "essenziale" del peccatore evidentemente perduto, incatenato in se stesso, morto; Gli basta percepire il pentimento pur inefficace, la disperazione che c’è dentro ai deliri umani e alle ricerche illusorie degli idoli facili. Gli basta veramente poco per muoversi a pietà. Gli basta soltanto "vederlo da lontano" il figlio ingrato e ribelle, la pecora smarrita esposta a una rovina veramente definitiva! E l’iniziativa del "vedere", esclusivamente Sua, lo spinge ad "andare incontro", dal di dentro!
Amore paterno con generosità infinitamente materna, coglie come preghiera le nude espressioni di disperazione ("nessuno mi può salvare; la mia coscienza è in cancrena") o i progetti dissennati ("mi toglierò la vita; solo questa sarà la mia preghiera") o la cieca caparbietà della deliberata ostinazione nel male. E non riesce a resistere a quella supplica "esistenziale" che emerge dal fango, unita al coro di amore che sale a Lui dalla Chiesa orante, al dolore delle innocenti vittime di tanti delitti. E non vede l’ora di rispondere alle suppliche della Madre Immacolata dei peccatori che, pur nella gloria, è sempre ai piedi della Croce. 

"Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare" (salmo 125). Soltanto dopo che l’Eterno Amore, per sua sola grazia e come per miracolo, ha realizzato dentro al sacerdote peccatore la sostituzione del cuore vecchio con un cuore nuovo, e chi era stato per tanti anni soltanto traditore si accorge di essere abitato da uno spirito nuovo di riconoscenza, di pentimento e di amore, abitato da un’anima che non è più quella di prima, soltanto allora al peccatore "sembra di sognare". L’uomo si accorge di essere diventato per grazia una creatura nuova, liberato dalla propria identità di profittatore e usurpatore e stupratore dei doni divini e delle dignità umane, e con meraviglia sente in sé una nuova tenerezza di amore, e prova nausea e paura della vita passata che ora inspiegabilmente non pesa più come una enorme zavorra. "La nostra bocca si aprì al sorriso e la nostra lingua si sciolse in canti di gioia", e nel più intimo del cuore affiora la domanda: ma come sei riuscito a salvarmi?

Il sacerdote che attraversa questo passaggio dalla morte alla vita sperimenta nell’intimo un dono soave e straordinario, percepisce con la mente e con il cuore la spiegazione di tutto ciò: é la presenza amorevole della Madre di Gesù, regina dei peccatori, che influisce nei momenti decisivi dell’esistenza umana. Il peccatore salvato ne è certo: è sicuramente opera della Vergine questa trasfigurazione della vita, che ha tanto il profumo, la nostalgia, la trasparenza della verginità. Soltanto la Regina, per sua sola benignità, ha voluto finalmente immobilizzare sotto il calcagno l’antico serpente, nemico di ogni figlio di Dio. Essa, che vede e guarda a ciascuno di noi, la Madre "dei deportati che tornano dall’esilio". Lei che esiste soltanto per offrire Gesù ai peccatori, come umile serva dell’uomo "si nasconde", si nasconde alla radice della conversione di tutti noi. Ma agli occhi della nostra fede è evidente la Sua ineffabile presenza. "Non ci ardeva forse il cuore nel petto, quando ci parlava…?" (Lc 24,32).