Quando la vita, o il Dio della vita, ti fanno dono di incontrare un sacerdote che attraversa qualche difficoltà, credo che la prima cosa da fare sia cercare di "sentire", con il cuore più che con le orecchie, di cosa è fatta la sua sofferenza, dove stanno le radici profonde del suo disorientamento, qual’è la dinamica intima che lo ha portato alla crisi, quali sono le dimensioni del suo male. È necessario accostarsi al mistero di quella persona con una profonda umiltà e con un ascolto carico di rispetto e libero da ogni preconcetto. È necessaria un’attenzione costante non ai propri schemi o alle proprie certezze ma all’unico obiettivo evangelico: il suo vero bene. È necessario ricordare che quella persona è una creatura di Dio, che appartiene a Dio, che va avvicinata a Dio, cioè alla Verità, attraverso le strade della serenità ritrovata e dell’amore sperimentato.

Sulla base di questa contemplazione del mistero della creatura e della sua storia di sofferenza, è bene diffidare delle sicurezze e degli schemi interpretativi soggettivi: il vivente non può essere incasellato, non è mai semplicemente come tu lo pensi. Se lo ingabbi nei tuoi schemi non sperimenterai, per te e per lui, le risorse inesauribili e le sorprese della Vita. Lo ferirai sempre, spesso causerai gravissimi danni. Le stesse valutazioni morali, certamente necessarie per la costruzione della verità, divengono insidie mortali se non sono temperate dalla sapienza del vangelo e dalla considerazione attenta del singolo uomo che hai davanti.

Spesso è necessario dimenticare i libri per imparare dalle lezioni della vita. Anche i riferimenti a valori e a principi oggettivi potranno essere comunicati a chi soffre le difficoltà esistenziali della propria incoerenza e debolezza soltanto quando i tempi di rasserenamento e di crescita saranno maturi
. Dio ama aspettare la pienezza dei tempi e lo fa sempre con tanta pazienza!
Il clima dell’accoglienza deve essere quello dell’amore semplice e della fiducia manifesta. Un uomo in crisi, abitualmente emarginato dalla gente e profondamente smarrito nei propri limiti, ha un estremo bisogno di una comprensione che lo raggiunga e lo accompagni nell’intimo, finalmente accolto e difeso da chi sa guardare con trasparenza d’amore, senza sospetto.
Il sacerdote in crisi è abitualmente un uomo stanco di soffrire, stanco di cercare, stanco di vivere. E estremamente povero perché demotivato. Talvolta cerca di mascherare a se stesso e agli altri il proprio dramma, attraverso la rappresentazione di sé, magari ancora dall’altare. Ma sa che prima o poi questo sforzo lo devasterà e vive nella paura di quel momento. 

Per quella sua stanchezza profonda, fatta di sfiducia in se stesso e nella vita, quell’uomo è una invocazione vivente e disperata di pietà. Anche se a parole ti offende e ti respinge, in realtà ti chiede di scendere con lui nel profondo della propria anima e della propria memoria, delle sue disarmonie fondamentali perché è là che desidera essere visitato e finalmente guarito da un amico. Certo, soltanto Dio può raggiungere quelle profondità, ma tu sei chiamato a preparare l’abbraccio con il Signore attraverso i tuoi gesti di semplice umanità.

Stanco di soffrire per cause profonde che sovente sfuggono alla sua coscienza riflessa, quell’uomo brama di cambiare. Cambiare stato di vita, ambiente, relazioni, interessi. Cambiare per lui è diventata una necessità. Crede di essere sulla soglia di una nuova vocazione. E sospinto al cambiamento perché oggi lo sente come unica soluzione, mentre il continuare come ieri è prospettiva intrisa di sofferenza, di incoerenza. Quell’uomo ti chiede di aiutarlo a cambiare, ti chiede di accettare le sue contraddizioni senza esprimere né censura né valutazioni. La tua umanità evangelica e la tua stessa fede vengono messe così alla prova perché sarai tentato di difendere i diritti di Dio e della Chiesa, della dogmatica e della morale, in conformità con quanto ti hanno insegnato e ti è stato predicato, mentre quell’uomo ti richiede di prestare attenzione alla sua situazione concreta che contrasta sovente con quei "diritti" e con quelle dottrine. Sovente ti domandi: il suo cambiamento è "tradimento" o piuttosto "fedeltà"?

Partito per sostenere il fratello nel portare la sua croce, ti troverai inchiodato sulla sua stessa croce con lui. Ma questo non ti sembri pesante o un supplizio perché quando meno te l’aspetti incontrerai il volto nascosto di Dio e la sua passione d’amore per quanti sono crocifissi. Giorno dopo giorno, spezzando con lui il pane dell’amicizia, sperimenterai che Dio sa servirsi anche di te per richiamare in vita chi sembrava già morto e sepolto.