Immedesimarsi è innanzitutto ascoltare.
Ascoltare un uomo, un sacerdote è lasciarlo parlare.
Dargli il tempo di comunicare i suoi pensieri e stati d’animo, nella misura e nel modo che più gli piace. È tacere, non interromperlo.
Ascoltare è accogliere le espressioni della vita senza intermediari, senza schemi; né pregiudizi. È  mettersi in contatto diretto, immediato con l’esistenza altrui. È entrare con rispetto nei suoi labirinti.
L’ascolto autentico è umile e silenzioso, animato da una disposizione fondamentale: quella di voler comprendere.
Se vuoi comprendere accetta volentieri di lasciar consumare il tuo tempo dal silenzio dell’ascolto; gusterai la sensazione di essere coinvolto in un evento misteriosamente importante. Avrai l’esperienza di regalare un dono prezioso, eccezionale, anche se così apparentemente semplice.
Voler comprendere è la chiave che dissolve la fatica dell’ascolto e apre la porta verso l’esperienza dell’immedesimazione nell’altro. E lasciarsi condurre alle profondità ineffabili dell’altra persona che sono inesprimibili ma che si percepiscono attraverso l’amore.
Arrivare a contatto con le profondità di una persona che soffre, con le sue speranze, i suoi ideali, accogliere negli spazi del proprio spirito la vita e il dolore di un altro, è un’esperienza che ci rivela a noi stessi, ci costituisce e fa vivere le parti migliori di noi, la bontà, l’intuizione, l’osservazione paziente e comprensiva.
Impariamo a comprendere lasciandoci condurre ovunque l’ascolto ci condurrà. A volte questo è rischioso, lo sentiamo come una minaccia per le nostre sicurezze. Ma sappiamo che non dobbiamo temere di percorrere fino in fondo il cammino dell’ascolto, perché questa comprensione dell’altro diviene anche per noi sempre più liberante e arricchente.