Per un sacerdote in difficoltà, qual è la sofferenza più grande? Quale il senso intimo della sofferenza?

La sofferenza più grande? È il disinteresse da parte dei fratelli. L’incomprensione e il disinteresse amplificano questo suo dolore. Si tratta di un disordine reale, presente anche nella Chiesa. Ha il sapore amaro dell’ingiuria, del disprezzo, della scomunica. Il rispetto per la persona è costituito in gran parte dal rispetto per le sue sofferenze. Questo rispetto ci ha insegnato che mentre altri vedono nei sacerdoti in difficoltà persone che muoiono, noi vediamo in essi persone che rinascono. E’ il miracolo regalato a coloro che si nutrono ogni giorno di dolore e di speranza.

La cura della sofferenza esige sempre una grande semplicità. Il dolore di chi è in crisi è come il rovescio di un arazzo di cui il dritto è o sarà la gioia profonda. Noi cerchiamo, prima di tutto, di accettare il rovescio. Non ignorare la sofferenza e non sfuggirla, accettare questa morte interiore, è necessario perché il cuore riconosca la verità. La sofferenza risolve le menzogne o le ombre interiori e riaccende i sereni richiami della verità. La serenità, l’inizio della felicità sono il risultato di questa divina alchimia.

Proprio il sacerdote in difficoltà vive più intensamente di altri il mistero della passione e morte del Figlio di Dio. Cerchiamo di aiutare chi soffre ad entrare in questa dimensione sapienziale del proprio soffrire. Ma di fronte a sofferenze così reali stiamo ben attenti a non parlare mai di Dio a memoria, né di Lui come si parla di un assente. Non è sempre bene rifugiarsi nel seno di Dio o nella teologia troppo presto. Tale premura potrebbe celare la ricerca di un anestetico o essere animata da sottile orgoglio. Al sacerdote che soffre ricordiamo che il suo smarrimento è la più bella occasione per realizzare l’essenza della vita cristiana: non si vergogni di rassomigliare all’Uomo del dolore e di unirsi a Lui per viverne gli stessi sentimenti. Fino alla fine del mondo Gesù starà in agonia anche nella persona degli uomini-sacerdoti in difficoltà e loro sono chiamati a rimanere con Lui inchiodati sulla Croce. Il sacerdote che cammina con noi, è aiutato da noi ad entrare e a fermarsi nel giardino degli ulivi o sul Calvario. Lì, cioè dentro al proprio dolore, può incontrare realmente Gesù che parla, può ricominciare ad unire la propria agonia, la propria obbedienza, a quella di Lui, può continuare il proprio cammino verso la risurrezione.

Qual è la misura della speranza? Non bisogna mai disperare dell’uomo. Le profondità della persona rimangono sempre sostanzialmente positive. Questo è essenziale nella Chiesa e lo è nel nostro servire.
Dentro la persona abita Dio: questa è la misura, la radice della speranza! Sappiamo, per esperienza, che l’uomo si sente meglio se ricerca e vive la verità di sé. E sappiamo Chi è questa Verità dentro l’uomo.
La sorella maggiore della speranza è la pazienza. Con la persona che ami è stolto essere impazienti, voler vedere i frutti della verità a poco prezzo o in breve tempo. Sotto le apparenze di carità premurosa, certe assicurazioni, orientamenti, pressioni - tutti frutti dell’impazienza - uccidono o paralizzano l’uomo in cammino di verità.

E' bene rispettare le resistenze della persona poiché nessuno guadagna nulla a forzare le volontà o le cose. Vale di più un ordine meno facile, un universo meno coerente, una costruzione più lenta, un’armonia più faticosa, che non un successo del diritto ottenuto a prezzo del soffocamento della persona. L’impazienza è il maggior tradimento del Vangelo: copre e consuma atroci ingiustizie talvolta sotto le apparenze della carità. Nessuna urgenza, di nessun genere, dovrà distrarre dal compito essenziale di camminare con lo stesso passo del fratello che zoppica. Non possiamo consentire che venga disprezzata la miseria dell’uomo o che la dignità e le esigenze del sacerdote in quanto uomo vengano messe tra parentesi sia pure per fini elevati. Niente è più pericoloso, niente è più nefasto anche per la testimonianza della Chiesa nel mondo quanto un solo uomo che rischia di morire soffocato. Fini elevati e cari a Dio, primo tra tutti la testimonianza di fede nella dignità della persona, soffrono detrimento a causa dell’impazienza.