"Se nel sacerdote che hai davanti non ami innanzi tutto l’uomo, mi vuoi dire cosa ami? Nuotare nelle idealizzazioni circa il sacerdozio non serve a nessuno. Il sacerdote in difficoltà ne soffre e ne muore".
Da queste parole, raccolte sovente lungo il cammino che voi percorrete con i sacerdoti, è nata una grande chiarezza. Per aiutare il sacerdote è necessario innanzi tutto impegnarsi nel ricomporre in lui la dignità dell’uomo.

Il primo contenuto essenziale è l’amore per l’uomo, per l’umanità, per la realtà umana, che è nel sacerdote. E un amore per la “terra” di cui lui è impastato, concretamente, qui e adesso. Una "terra" creaturale, fatta di valori e di limiti, che - se intensamente amata - produce i frutti della serenità, dell’armonia, della consistenza, della maturità, dell’identità della sua persona. Il Signore ci ha sospinto ad amare il sacerdote prima di tutto in quanto è uomo di questo mondo, di questo tempo, di queste nostre povertà. Tutte le esperienze che il Signore ci ha donato in questi anni orientano il nostro servizio innanzi tutto verso l’attuazione di questo amore umano ed evangelico. Non abbiamo timore di affermarlo. Amare e guarire più in profondità le ferite, i dolori di un uomo che ci viene affidato nella sua identità di fratello prima ancora che di alter Christus: questo è lo specifico del nostro servizio.

Questo particolare modo di guardare la realtà del sacerdote, semplicemente e senza enfasi, senza trionfalismi né mitizzazioni, realisticamente cioè umanamente, appartiene allo spirito di ogni nostra iniziativa. Nel sacerdote in difficoltà ci viene affidato un uomo che presenta lacune, ferite, sofferenze, bisogni, conflitti che prescindono dalla sua identità sacerdotale. Accogliamo innanzi tutto una persona umana bisognosa di aiuto, nella sua dimensione di povertà, debolezza, infedeltà, nelle sue immense possibilità di vita.

A questa persona concreta, ferita nell’umanità, indebolita nella vita di fede, paralizzata nella speranza, interessano messaggi ed interventi che raggiungano la sua condizione storica di creatura, bisognosa di armonia e dl maturità, di liberazione e di consistenza, di libertà interiore e di apertura al trascendente, al divino. Amarla significa nutrire in sé una passione per la promozione di quei valori e di quei cammini che la costituiscono come tempio adeguato di Dio. Troppi sacerdoti si presentano o vengono considerati come “ministri di Dio” ma in verità non sono ancora uomo, non sono riusciti a divenire "persona". Che senso avrà parlar loro di sacerdozio, di identità e di responsabilità di consacrato? Noi aiutiamo veramente il sacerdote quando lo accogliamo e lo aiutiamo a divenire uomo.

Amore per l’uomo, per l’umanità del sacerdote è ascoltare dentro di sé, confrontare dentro di sé, nutrire dentro di sé i sentimenti, gli stati interiori, gli atteggiamenti e i comportamenti che sono propri dell’uomo Gesù (Filippesi 2) nei confronti di ogni persona umana. Si tratta di un amore che viene da lontano, viene dal cielo ed abita nel profondo di noi. Il nome di questo amore è Spirito Santo; dentro di noi, vissuto da noi, si chiama docilità. Questa “grazia” è stata donata ad ogni battezzato ed è promessa come centuplo a chi si rimbocca le maniche, a chi ama con i fatti quotidiani. A noi il Padre della vita ha donato di conoscere  questa grazia, di gustare  i suoi frutti.