In un avvenire che pare già iniziato qui e là, gli ambienti umani (e quindi anche il presbiterio e le comunità religiose) che esprimeranno al meglio i loro valori saranno quelli che avranno messo decisamente il bene dell’uomo, l’amore alla crescita della persona, alla sua pienezza e armonia, al centro stesso di ogni loro preoccupazione.

La fedeltà all’uomo e quindi la formazione di lui come persona libera è l’attenzione primaria da assumere, l’impegno che premia qualsiasi tipo di società e di attività. Tutto deve gravitare attorno alla formazione personale di ciascuno, sia sul versante dei sacerdoti accolti sia nella vita di chi li accoglie e li ama. E’ questa la priorità delle priorità. La qualità delle relazioni interpersonali che si vanno instaurando, l’organizzazione della vita insieme, il valore dei risultati (compresa l’assistenza della Provvidenza divina!) non sono che conseguenze di questo modo di vivere una precisa gerarchia delle priorità.
Il processo di rinnovamento, nella Chiesa, è sempre in atto. Coloro che sapranno gestirlo o viverlo meglio saranno premiati da un incremento di vita. A noi sembra che "il meglio" consista nel credere quotidianamente nell’"uomo abitato da Dio", nel darsi da fare umilmente affinché il potenziale immenso di intelligenza, di cuore, di grazia creativa, presente in ogni persona e che il più delle volte rimane nascosto o sprecato, venga alla luce e divenga vita eterna vissuta nell’oggi.

Un cammino di questo tipo accanto ai sacerdoti dà spesso la gioia di veder fiorire, pur tra mille difficoltà e resistenze, queste potenzialità. E’ come se al di dentro delle persone e della loro storia prendesse spazio una Vita che si espande gratuitamente, rivela l’uomo a se stesso e lo libera progressivamente dal male interiore.

Di fronte alle crisi di identità e soprattutto di fronte alle sofferenze di questi uomini cosa è urgente guardare, qual è il cantiere nel quale impegnarsi insieme? L’esperienza indica la risposta: la solidità personale, l’essere chiari e solidi all’interno di se stessi cioè in quello che si è, in ciò per cui si è stati creati individualmente e in modo insostituibile. Solidi come persona. Questa solidità è alla base del futuro del sacerdozio ministeriale, della stessa credibilità della Chiesa. Una evangelizzazione che prescindesse da questo credo, sarebbe evangelizzazione senza il midollo del Vangelo.

Alcuni dati di esperienza sono veramente chiari. Ad esempio, che la volontà di Dio su un uomo va ricercata innanzitutto “nelle” ispirazioni e “nelle” aspirazioni che risuonano nella coscienza profonda della persona. Oppure: la formazione del sacerdote alla ministerialità, al servizio, è necessaria ma non è sufficiente perché non basta a costruire la solidità personale.
Gli uomini moderni si aspettano dai sacerdoti che siano persone vere e come tali siano trasparenza di Dio. Il tempo della formazione soltanto ai comportamenti, ai ruoli, è finito. Sarebbe fatica sprecata.

Se si vuole collaborare alla nascita di un presbiterio dove il sacerdote sia veramente capo cordata di altri uomini in ascesa allora bisogna mirare, con decisione. ad una formazione della persona in profondità. E’ alla radice degli atti che bisogna andare, là dove nascono le scelte, le decisioni, i comportamenti, sia quelli che nascono al centro di noi stessi e che migliorano le relazioni interpersonali, sia quelli che nascono dalla fragilità umana, dalle paure. dai blocchi, tutte cose che danneggiano quelle relazioni.

I mezzi per questa formazione personale profonda esistono. Sia pure nei limiti di ogni giorno, colui che se ne serve ne trae vera gioia. E la scoperta meravigliosa continua: la scoperta del divino nell’umano, della Vita dentro la vita.