I mezzi di comunicazione ci stanno abituando all’uso distorto della compassione e della carità. Molte trasmissioni e pubblicazioni risvegliano il pietismo, il versare lacrime ma non aiutano a capire i problemi né a prenderne coscienza. 
"Servizio al sacerdote" non sarebbe se stesso, non sarebbe animato dallo Spirito buono di Gesù se usasse la fatica e il dolore degli uomini sacerdoti per fare audience, per raccogliere plauso o denaro! La solidarietà, per noi, è un fatto di cuore, non  pietismo indifferente, beneficenza arida  senza idee. Non è uso strumentale o celebrazione del dolore dei più poveri. Il nostro silenzioso impegno di solidarietà è impegno di amore e di giustizia. Anche il sacerdote ha diritto alla vita, alla nostra vita, e alla vita con la V maiuscola. Non ci basta una pacca sulla spalla né un "fatti coraggio". Il fratello sacerdote ci viene regalato dalla Provvidenza divina perché noi stessi facciamo un cammino quotidiano di fatica, di condivisione, di gioia, di scoperta e gusto di Dio, con lui, nel silenzio. Talvolta a caro prezzo. Sempre, però, con il Dio che si rivela fedele.

In tanto impegno quotidiano che spazio deve  occupare la preghiera?
Non possiamo amare chi soffre né possiamo raggiungerlo nell’intimo della sua solitudine se non chiediamo costantemente il dono di questo amore coraggioso e fedele al Padre di Gesù. Ma già lo stare dalla parte degli uomini crocifissi con coerenza e speranza è una grande preghiera. Decidere di amare fino alla fine, quando cioè vorresti dire "adesso basta!" nei mille modi che tutti conosciamo, andare avanti nella fedeltà incondizionata, in virtù della speranza, per noi questo è già quotidiana preghiera. Se questo tentativo cristiano di stare con Dio, uniti a Lui perché fedeli al fratello fino a morire, se questo impegno non è preghiera, allora la preghiera cosa è? Certamente il rapporto personale, a tu per tu, con Gesù eucaristico e con la Madre Vergine è essenziale per tutti noi, fa parte del nostro programma di vita. E’ la ragione ultima che sostiene tutto, è la passione di amore per Qualcuno che "ha dato se stesso per noi"! Ma noi crediamo che questa preghiera divenga credibile soltanto se è accompagnata dalla decisione fondamentale e dalle espressioni concrete di un amore fraterno "fino alla fine".

Quale elemento è caratteristico nell’ impegno di solidarietà con il sacerdote?
Elemento essenziale  è la humanitas in tutte le sue possibilità di espressione: il modo di essere umani alla maniera dell’uomo Gesù Figlio di Dio. Questa umanità è la serena consapevolezza di essere fatti di terra e di essere abitati dallo Spirito di umanità perfetta, proprio dell’uomo Gesù e presente in ogni uomo. "Servizio al sacerdote"  cerca di essere docile a questo Spirito di umanità evangelica che abita in noi, nella semplicità e concretezza di rapporti veramente umani, per attuare le condizioni più favorevoli perché il fratello sacerdote che ci è stato affidato possa star meglio e vivere la vita in verità, per quanto gli è possibile ed è previsto dal disegno paterno.

In questi anni, amando e valorizzando i diversi carismi che sono in ciascuno, abbiamo potuto sperimentare che il lucignolo fumigante e la canna incrinata di cui parla Gesù riprendono vigore e luminosità grazie all’olio nuovo della nostra umanità di credenti. Al sacerdote in difficoltà non possiamo certo regalare la grazia o le virtù, ma questi doni, come per incanto, si risvegliano dentro di lui quando viene sostenuto e riscaldato dall’umanità fedele, cioè carica di speranza, dei fratelli e delle sorelle.