Accade che il Signore, attraverso diversi passaggi dei quali l’ultimo è l’esperienza dell’amore per una donna, conduca la vita di un sacerdote più in avanti nel cammino dell’autocoscienza, della maturità personale e della chiarezza vocazionale. Almeno inizialmente il problema della donna si presente nel sacerdote come un problema emergente da bisogni inconsci più che un problema di identità o di scelte vocazionali. L’uomo sacerdote, che è una creatura fragile, spesse volte abitata da questo o quel ritardo evolutivo, rimane affascinato dalle apparenze, dalle emozioni nuove, dalle gratificazioni sensibili che riceve dalla donna e crede (o si convince volentieri) di aver sbagliato a suo tempo e di scoprire finalmente adesso la propria vera vocazione: quella della laicità e della coniugalità.

Vengono così in luce numerose lacune formative, remote e prossime, presenti nella persona del consacrato. È bastata una fiammata di amore terreno, fatto molto di sensibilità e non molto di impegno gratuito, per far sparire l’illusione, la parvenza di scelta che c’era stata per il primo Amore, per la Chiesa, per gli uomini. "Il seme era caduto sulla strada, vennero gli uccelli del cielo e se lo mangiarono". A questo punto sembrerebbe già tutto finito. Emerge nel sacerdote la sensazione di aver trovato finalmente le prospettive di una vita piena e feconda. Emerge anche nella donna la percezione di essere nella verità di sé, resa completa nella realtà di coppia con lui e non con altri. Emerge la progressiva convinzione di stare vivendo un cammino vocazionale autentico anche se nuovo, definitivo anche se bisognoso di maturazioni, voluto da Dio anche se germogliato da bisogni e su immaturità umane. La coscienza riflessa della propria identità sacerdotale e della propria missione nell’umanità si attenua fino a sparire, per lasciare posto ad un’altra coscienza, forse non altrettanto nitida né profonda: quella della laicità coniugata.

Sovente, però accade un evento imprevisto e umanamente imprevedibile. Se la donna che si è innamorata del sacerdote è sufficientemente integra, cioè amante della verità e della trasparenza, molte volte percepisce la singolare dignità di quell’uomo, che lei ha conosciuto, prima o poi, come un uomo poco maturato. Anche se desidera aiutarlo poiché gli vuole bene (e molte volte continua ad aiutarlo con una nuova coerenza) in realtà prende le distanze affettive e sensibili da lui. Gradualmente, dolcemente, serenamente, quasi maternamente, rimanda quell’uomo al mistero della sua dignità più profonda, gli testimonia implicitamente che lui è di un Altro e che il problema per lui è quello di accettare come un dono questa superiore volontà di amore per lui e per molti. Nella fedeltà alla voce di verità che quella donna porta in sé, essa diviene - senza saperlo? senza volerlo? - voce di verità per lui, specchio e invito con cui confrontarsi sinceramente. È come se la donna si arrendesse dinanzi ad un Amore che, non senza soffrire, essa ha scoperto l’aveva preceduta nel cuore e nella vita del "suo" uomo.

Con le sue parole e i suoi comportamenti, sempre più puri perché sempre più di amica e di sorella, aiuta il prete a dissolvere le proprie illusioni circa una relazione che con lei non può avere futuro perché esiste già in lui un’altra Relazione, autentica anche se tutta da scoprire e da accettare in libertà magari a cinquant’anni.

La rivelazione che si fa sempre più chiara nella sensibilità del sacerdote e che occupa sempre più la mente e che provoca, stimola, inquieta la coscienza profonda è: il mio problema non è aver avuto una relazione con lei o il volerla sposare per sempre. Il mio problema è che non accetto intimamente il fatto che Dio mi ami personalmente fino al punto di scegliere proprio me, il meglio di me, il meglio per me, cioè il mio sacerdozio per gli altri. Si tratta di una crisi profonda di fede in se stesso come creatura amata così. In Lui stesso, come Creatore che ama così. Si tratta di una crisi di amore aperto e riconoscente.

L’amore creativo di Dio sa tessere la sua storia con molti fili di tenerezza. Di fatto esistono i sacerdoti che sono aiutati in modo profondo e definitivo a ripercorrere gli itinerari della maturità umana e spirituale, fino a trovare il tesoro della propria reale identità e missione, condotti per mano da una donna dalla quale essi hanno appreso il rispetto, il gusto della verità.
Certo. Non sempre accade così. Ma "per sua sola grazia" e con gli uomini di buona volontà, sovente accade così.