Ritrovare un ambiente che favorisca un cammino in autonomia e armonia interiore

Crisi di identità e istanze vitali
Una radice delle crisi di identità e di perseveranza dei sacerdoti o dei religiosi va ricercata anche nella scarsa vitalità umana e spirituale degli ambienti dove i giovani consacrati si trovano a vivere e ad operare. L’aria che essi respirano dentro al presbiterio o nelle comunità religiose, il tipo di modelli che assimilano, la poca coerenza e la poca capacità di provocazione di alcune persone con le quali essi condividono le giornate, sono elementi che favoriscono grandemente l’insorgere di crisi di identità e di perseveranza.
Il giovane entra in crisi anche quando la domanda di vita che egli cerca di esprimere in una comunità viene disattesa o soffocata. Molte volte le situazioni di crisi, pur tra mille contraddizioni, esprimono istanze vitali di rinnovamento, ma accade che l’amore allo status quo  non riesca più a cogliere i segnali della vita. In un contesto devitalizzante e spesso avvilente, è impossibile, per molti giovani chiamati, rassegnarsi a uno stile di vita in cui le energie profonde sono ignorate e messe a tacere.
Senza dubbio, diventa necessario, per il sacerdote o il religioso in crisi, ritrovare un ambiente educante e responsabile, maturo, che favorisca un cammino di rifondazione della propria realtà personale, in autonomia e armonia interiore; una comunità che favorisca la conoscenza degli aspetti fragili della propria persona e il rafforzamento della propria reale identità. Ma per invertire il processo di invecchiamento precoce, fatto di resa e di adeguamento rassegnato, è indispensabile che, con la persona, si mettano in cammino di rifondazione anche le comunità. In caso contrario, le defezioni dallo stato sacerdotale o religioso saranno - come tuttora accade - un fenomeno preoccupante perché persistente. "Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova su un vestito vecchio".

Per scegliere in libertà e coerenza
I giovani consacrati, o almeno quelli che si trovano in crisi di identità o di perseveranza, non sono spesso pronti a scegliere o a decidere con maturità e libertà circa la propria vita, anche se sono persone capaci di intuire e di volere il proprio bene. Essi hanno il diritto di trovare fratelli e sorelle coerenti e attenti che, nelle loro comunità, si affianchino a loro per favorire la Vita.
La mancanza di coerenza tra i principi affermati e la realtà della vita, la contraddizione tra gli ideali proclamati e le decisioni e i comportamenti di segno opposto, l’accettazione istituzionalizzata di compromessi e di ambiguità, sono doppi messaggi che, nella vita del giovane consacrato, provocano scandalo e sofferenza, disorientamento e divisione della persona.
Il giovane, sacerdote o religioso, che non percepisce più il messaggio dell’autenticità e del fervore, della coerenza e maturità del gruppo a cui è legato, ha grande bisogno di sperimentare che i valori non sono semplicemente detti ma anche concretamente condivisi e vissuti, resi evidenti dalla vita e dalla testimonianza di molti. Diversamente, la nostalgia della gioia del cuore, cioè di una vita bella perché pienamente vissuta, lo attirerà lontano.