La crisi del sacerdote ha le sue radici nella vocazione o nella sua umanità?

L’esperienza di tanti anni di cammino con il sacerdote in difficoltà ha maturato la convinzione che spesso è necessario utilizzare - con la collaborazione di professionisti attenti e sensibili - un metodo scientifico che consenta di acquisire una conoscenza oggettiva e profonda dell’uomo sacerdote che si affida. Le ragioni di questa scelta si ritrovano nella necessità di comprendere gli aspetti consci ed inconsci della sua personalità, per meglio aiutarlo a viversi in armonia e solidità, per quanto gli sarà possibile.
Quando è necessario - e ciò accade quasi sempre - il servizio alla persona del sacerdote porta particolare attenzione alla struttura e alle dinamiche della sua personalità, alle attitudini e alle motivazioni che hanno caratterizzato la sua storia umana e vocazionale. Per una risposta vocazionale matura, personale e definitiva, infatti, risulta indispensabile curare un accertamento circa l’idoneità di base o eventuali controindicazioni in riferimento a quello stato di vita e ai suoi impegni.
Certamente questo servizio di diagnosi psicologica non è fine a se stesso. Ha senso in quanto elemento necessario per un discernimento approfondito e completo circa le cause remote della crisi e per fornire indicazioni sugli itinerari da proporre all’uomo sacerdote perché possa impegnarsi con frutto nella propria formazione in vista di scelte coerenti con il vero bene della propria persona.
La valutazione psicologica della personalità del sacerdote in difficoltà non si limita ad interventi sporadici in casi di patologia manifesta, ma va inserita in un progetto pedagogico come elemento basilare per tutte le susseguenti proposte formative in vista del bene autentico, della "vita", della persona che ha deciso di camminare.
L’indagine dello psicologo non deve avere come oggetto la vocazione sacerdotale o religiosa, né tanto meno presumere di esprimere un giudizio su di essa. L’apporto della psicologia e delle scienze umane non coincide tout court con il discernimento vocazionale in senso stretto. Per questo occorrono altre esperienze e ben raffinati strumenti di indagine, da offrire al sacerdote al momento opportuno.

Responsabili della propria vita
Attraverso i colloqui con lo psicologo e grazie all’utilizzo di test psicologici, il sacerdote, o il religioso, deve essere condotto ad individuare i punti focali su cui lavorare nella elaborazione delle proprie esperienze (il vissuto), nella conoscenza ed accettazione di sé, nell’assunzione di una più chiara responsabilità nei confronti della propria "vita".
Bisogna riproporre al sacerdote quella tappa fondamentale di autoconoscenza e di autopedagogia che sovente è mancata nella fase di ingresso in seminario e durante la formazione iniziale.
Questo aiuto deve essere offerto al sacerdote perché riprenda il lavoro di approccio oggettivo a se stesso e si impegni nella costruzione di un’identità personale solida che stia a fondamento della propria identità vocazionale e della serenità profonda. E’ un elemento che si rivela, ormai definitivamente, come il modo fondamentale di vivere l’amore alla persona e al suo sviluppo.
Esistono diversi interrogativi a cui dare risposte. Ma il primo interrogativo che l’esperienza ci impone di affrontare con serietà è questo: l’uomo sacerdote è in crisi di vocazione o è in crisi di umanità?