La Provvidenza Divina raggiunge il Sacerdote in difficoltà attraverso le mediazioni più disparate, nell’intento che le è proprio  di restituirlo all’armonia interiore, alla solidità, alla vita vera.
Anche se potrebbe sembrare strano, l’esperienza consente di affermare che una mediazione privilegiata di umanità più matura e di grazia ci viene offerta dal Dio della Vita nell’incontro, a volte,  con una donna. Figure di donne redente, serene e forti, che sono capaci di rimandare l’uomo-Sacerdote alla verità della sua identità e missione, per poi condurlo alla percezione della propria immaturità e fragilità, sono innumerevoli nella storia dei Sacerdoti, e di Sacerdoti in difficoltà. Erano persone vere che non dovevano essere fraintese dall’uomo che è nel Sacerdote; che piuttosto avrebbero dovuto essere ascoltate per la verità che annunciavano, per la vita spirituale che mediavano.

Molte volte, purtroppo, la loro funzione di angelo, prima liberatore e poi custode, non è stata assecondata proprio da colui al quale erano state mandate. E l’incontro tra chi aveva bisogno di luce e forza particolare e colei che questi doni custodiva in sé, si è concluso … male.
Perché è avvenuto questo? Perché il Sacerdote non ha capito quale forza gli veniva offerta, per la voce e per il volto di una donna reale e redenta? Come mai non si è lasciato coinvolgere attivamente, convintamene nella vita di preghiera, nella centralità della Eucaristia e della Parola che lei gli porgeva e gli richiedeva come indispensabile linfa vitale? Come mai è stato così stolto da rovinare tutto con ridicoli o subdoli approcci affettivo sessuali, espressione di bisogni e di immaturità?
Come  mai il Sacerdote non è rimasto affascinato e sedotto dalla sua cristallina verità di coscienza e di inviti al bene? Cosa lo ha spinto a contrabbandare a lei (ci ha provato tante volte) il male come bene, la menzogna come verità, la fisicità come amore, il bisogno come dono, lo spegnimento come vita? Cosa lo ha spinto a negare in se stesso la verità e a peccare contro lo Spirito Santo in lei? Le domande sarebbero ancora tante. Ma una ancora è la domanda da fare: Quale mistero di oscurità (non solo di immaturità) ha costretto lui a rimuovere con violenza e rabbia la persona di lei, serena ma irremovibile nella sua appartenenza al Vero? Tutto ciò che era bisbigliato come amore ora è divenuto rimozione e rancore: "non ti voglio vedere né sentire mai più!". Perché? Perché lei, sempre con dolcezza e pazienza infinita, gli ha detto finalmente "tu devi mettere a posto prima la testa, poi il cuore", oppure "tu ti devi confessare", "è troppo tempo che non ti confessi". Lei ha messo il dito sulla piaga: "tu stai peccando contro la verità".
E quando dopo sei mesi, un anno, l’evidenza gli dimostra che lei è tornata ad essere pienamente luminosa, perché liberata da una presenza, da una fatica, da un disturbo che non appartenevano alla luce ma alla tenebra, l’uomo che è nel Sacerdote non vede e non comprende quale tesoro ha sprecato, ha perduto, ai fini della propria autentica crescita e missione tra gli uomini. Sarà necessaria la preghiera e la penitenza di molti, affinché la coazione a ripetere non lo sospinga ancora a stabilire rapporti e legami non fondati sulla Verità e sulla grazia.

"Il maligno è astuto – disse una giovane donna redenta di 28 anni – voi Sacerdoti vi colpisce nella mente e nella coscienza, là dove si gioca l’appartenenza alla Verità".
Negli anni della vecchiaia, che non sempre coincidono con gli anni della saggezza ma quasi sempre sanguinano come anni di rimpianti e di rimorsi, l’uomo Sacerdote riconosce che tutto era grazia e si sente di pregare, questa volta con vero amore, per colei o coloro che erano rimaste salde e serene nella loro missione di mediatrici di umana maturità e di semplice verità.