Con il Concilio Vaticano II° era fiorita la promettente "primavera dello Spirito", una autentica soprannaturale primavera che noi tutti sentivamo nell’aria e respiravamo a pieni polmoni. Ma ben presto, dopo appena una decina d’anni, la paura della novità e della imprevedibilità dello Spirito e il bisogno di sicurezze radicate nel passato, non hanno permesso alle strutture di governo della Chiesa di affrontare intelligentemente la immensa progressiva evoluzione epocale. Molti hanno preferito chiudere gli occhi, conservando o restaurando il vino vecchio e rancido, con disastrose regressioni tuttora in atto. Di queste colpevoli inavvertenze concettuali, progettuali e metodologiche, si possono individuare i responsabili. Non certo tra il giovane clero che, selezionato e preparato con metodi, categorie mentali, linguaggio e contenuti di un tempo che fu, si è trovato come agnello in mezzo ai lupi della post-modernità, abbandonato perché impreparato.
 
Non ci si è accorti in anticipo che stava finendo il tempo in cui nascere ed essere cristiani erano eventi sincroni, quando intere generazioni succhiavano la fede con il latte materno e il senso di Dio e della preghiera era respiro connaturale. Non ci si è accorti che stavano scomparendo le mamme, le nonne, le maestre, ossia le prime mediatrici di vita completa, di senso trascendente. Non ci si è accorti che stava già dilagando uno stile di vita fondamentalmente a-religioso, a-morale, dove l’uomo dà per scontato che può e deve cavarsela da solo su questa terra senza troppe prospettive o attese di chi sa quale al di là. Nella Chiesa, nel clero, la perdita di contatto e di significanza con il mondo reale è stata progressiva, implacabile. Dapprima il mondo dei lavoratori, poi il mondo della cultura, poi i giovani, le donne, infine gli stessi bambini, hanno di fatto disertato il sacro, il trascendente, sazi (si fa per dire) di materialismo, di relativismo, di superficialità. Da parte dell’uomo e della donna moderni, sta sempre più salendo il rimprovero di tradimento e di rifiuto nei confronti di quanti rappresentano il vangelo, il Cristo. (continua)