(continuazione) I sacerdoti sono stati reclutati e inviati a parrocchie svuotate, con gli oratori senza più giovani,  custodi di luoghi di una religione stanca, che non trasmette  felicità, in una umanità sempre più convinta dell’inutilità della fede per la vita. I parrocchiani? Un gregge residuo fatto di anziani, con meno del 9% della popolazione giovanile, fatto in gran parte di praticanti senza "fede", di battezzati poco "credenti", di cristiani senza Cristo, di seguaci di Cristo senza "Dio". Appagati dall’illusione dell’appartenenza ma senza credere né sperare in verità o in valori "eterni".
Nel tempo della cosiddetta societas christiana il bimbo appena nato veniva subito battezzato,  quella società era composta di tutti battezzati, docili a crescere in un contesto familiare e sociale di  normale pratica religiosa. Quella società non esiste più! I cosiddetti fedeli continuano a richiedere  i sacramenti perché si è sempre fatto così, ma sono (e saranno) sempre meno e con motivazioni sempre più vuote, in un clima di attenzione pastorale che si ostina a non guardare in faccia la diffusa realtà agnostica e relativista, che fa molta fatica ad aggiornarsi e a rispondere con coraggio alle evidenze del realismo. Si continua con il catechismo in funzione della prima comunione e della cresima, ben sapendo che subito dopo seguirà la fuga dal sacro. Gesù annunciò il Vangelo agli adulti di ogni categoria ma mai ai bambini: cosa significa questo?
Di fatto, al di fuori delle nostre chiese l’uomo e la donna moderni non sentono più  interesse per il cristianesimo. Ne sono segni evidenti, ad esempio, la totale ignoranza del vangelo o il rigetto del catechismo della Chiesa cattolica, la partecipazione quasi nulla all’appuntamento domenicale o alle feste "comandate", l’abbandono dei sacramenti mediatori di vita o l’approccio ai sacramenti come a riti magici, a episodi di costume.
Le parrocchie sono diventate terra di missione, i giovani preti sono missionari in un mondo totalmente trasformato e refrattario. Sono stati preparati? Ne siamo proprio sicuri?