Il parroco, figura tipo del prete diocesano
di Luca Bressan

Le inchieste a cui ho partecipato in questi ultimi anni confermano in modo chiaro che la figura del parroco rimane la dominante nel costruire la tipologia del prete diocesano italiano attuale. La figura del parroco si conferma come la figura più equilibrata, meno portata al pessimismo e più aperta nel leggere i cambiamenti. È anche quella che segnala maggiore volontà di aggiornamento. I dati permettono di costruire una possibile tipologia di figure del clero diocesano: il 33% è parroco e basta; il 35% è parroco ma non solo; il 22% è viceparroco con anche altri incarichi; il 10% dei preti ha incarichi ministeriali slegati dal territorio. A confermare la centralità della figura del parroco possono essere portati a sostegno questi incroci di dati: il 74% di chi ha un solo incarico è parroco; il 50% di coloro che si dichiarano parroci vive solo quel ministero, senza altri uffici (l'unico incarico con così alta percentuale ad essere affidato da solo: dei viceparroci, solo il 38% fa soltanto il viceparroco; solo l'8% dei cappellani fa solo il cappellano; solo il 9% dei professori di teologia fa solo quello. Questo, però, vuol dire anche che alla metà dei parroci è chiesto di fare o fa anche altro).

Si osservano tracce di due modelli di ingresso in questa figura ministeriale: al Centro e al Sud più del 40% dei sacerdoti è divenuto parroco entro i 35 anni d'età, al Nord meno del 30%. La figura del parroco esercita il suo influsso anche sull'intenzione di conclusione della vita ministeriale: la maggior parte del clero si aspetta di concludere la sua vita vedendo magari ridotto il suo impegno pastorale diretto, ma senza abbandonare questo contesto (sono poco segnalate forme di "ritiro").

La figura del parroco è anche un forte punto di identificazione, funziona come base di appoggio capace di dare un ruolo e una "consistenza" all'identità del singolo prete, anche in assenza di altre relazioni che la sostengano: il prete si sente ancora a casa sua in parrocchia. Ai rischi di solitudine e alle fatiche nella costruzione di reti di relazioni significative (dentro le quali condividere la propria fede), si reagisce sviluppando una identità fortemente ancorata al ruolo che si è chiamati a rivestire. Con tutte le conseguenze del caso.