L'identità ministeriale dei preti
di Luca Bressan

I preti mostrano di avere ancora chiari i punti fondamentali della loro identità presbiterale: il loro compito consiste nel mantenere un rapporto con la gente (figura di un cristianesimo popolare), chiamato a gestire anzitutto la dimensione religiosa di questo popolo loro affidato, anche con strumenti semplici. I preti elaborano una interpretazione del cambiamento in atto dentro la Chiesa secondo una linea della continuità: sono convinti che il modello di Chiesa che li ha generati continui nel tempo senza grossi scossoni.

Tuttavia mostrano anche in questo campo i segni di una trasformazione in atto verso una percezione meno istituzionale e più carismatica del ruolo del prete oggi. È possibile infatti registrare l'esistenza di una sorta di duplice tipologia, di una duplice figura del prete "soddisfatto" della propria identità ministeriale: un primo gruppo di preti che si sente soddisfatto dalle azioni classiche e istituzionali, che vedono come destinatario il popolo nel suo insieme e come strumenti le azioni classiche della cura animarum; un secondo gruppo di preti che invece vede come destinatario gruppi particolari e come strumento le azioni volte a creare relazioni, comunione, partecipazione, inserzione dentro la rete sociale più ampia.

Nel descrivere e immaginare lo spazio di collaborazione coi laici, emerge un dato ambivalente: riconoscimento del ruolo teorico della collaborazione e dell'ascolto (il valore del consiglio pastorale, ad es.), poca valorizzazione nella pratica di forme di collaborazione. Si tendono a condividere coi laici le attività cui si attribuisce minore importanza. A livello di collaborazione, i preti mostrano di vivere il presbiterio secondo canali affettivi: discutono e condividono decisioni pastorali con i preti loro amici più che con il presbiterio locale o diocesano.