La vita quotidiana dei preti
di Luca Bressan

Sostanzialmente solo un prete su quattro vive la situazione classica (prete con domestica o familiare); è molto accentuato invece il fenomeno dei preti soli (quasi il 40%). Per la gestione della casa e il vitto non si ricorre però a forme di aiuto professionale e remunerate, si preferisce fare affidamento sul volontariato. Il Centro Italia mostra una organizzazione ecclesiastica sostanzialmente diversa e molto più articolata rispetto al resto del paese. Emerge, anche se come fenomeno minoritario, l'appello a forme di vita comune tra i preti; un seminarista su tre invece vorrebbe vivere da prete in una comunità sacerdotale.

Le condizioni quotidiane di vita decidono molto dello stile del prete: dove mangia e con chi mangia influenzano in concreto anche altri momenti della vita presbiterale e non possono quindi non avere ricadute sul suo concetto di presbiterio, sulla vicinanza più o meno percepita del vescovo. Non è un caso che i preti dichiarino che nel costruire le reti di relazioni affettive di sostegno e di identificazione, ci sia poco spazio per la famiglia e per il vescovo. Ben il 72% è costituito da parroci che abitano nella parrocchia in cui esercitano il loro ministero: un prete su tre si sente appoggiato e sostenuto dai propri parrocchiani.

La solitudine, l'indipendenza e l'autonomia in cui un prete è lasciato nel momento in cui è chiamato ad impostare (e in seguito a gestire) i ritmi della sua vita personale mostrano poi una seconda conseguenza: divengono il luogo in cui è possibile fotografare l'evoluzione in atto nel modo di intendere la vita quotidiana di ciascuno, che sembra orientarsi sempre più verso il modello della vita religiosa. Contano di meno i legami con i parrocchiani (dal 38% si scende al 21%), raddoppiano i legami tra preti amici (dal 19% al 38%). La stessa tendenza è riscontrabile nel modo di immaginare le proprie vacanze: aumentano di molto, quasi raddoppiano, i preti che affermano di trascorrere questo momento di riposo con altri amici preti, a scapito di coloro che invece vivono questo periodo con i propri parrocchiani (giovani o adulti). Seminaristi che chiedono la vita comune, preti che si sentono sostenuti soltanto da altri preti amici, preti che pensano di fare le vacanze tra preti: stiamo indirizzandoci verso una trasformazione del clero secolare in clero regolare? Come leggere queste trasformazioni in riferimento al rapporto parroco-parrocchiani, costitutivo del suo ruolo?