Da dove veniamo, dove siamo, dove andiamo
di Luca Bressan

Come penso si sia già intuito, le trasformazioni che stanno interessando i preti sono, sì, di tipo funzionale, ma in realtà ne stanno toccando l'identità profonda. Ciò che è in discussione non sono soltanto i compiti del prete, le sue azioni, ma più intrinsecamente e profondamente l'identità che attraverso questi compiti si vede istituita e confermata. Veniamo da un passato in cui la figura della cura animarum era assunta come principio regolatore del ministero e quindi dell'identità del prete: vi è figura presbiterale laddove una persona riceve l'incarico di garantire e curare quel gregge che le è affidato, sull'esempio e sotto l'autorità di Cristo pastore e dentro la comunione della Chiesa.

Questo passato è ancora fortemente radicato in noi. Il fondamento cristologico del ministero e dell'identità del prete è un dato tradizionale che non soltanto è molto diffuso tra il clero, ma è in grado di mostrare ancora molti dei suoi benefici: uno stato di vista vissuto come vocazione, senza risparmio e senza calcoli, inteso invece come, pop over to these guys , una forma di spiritualità; l'attaccamento del prete alla sua gente; una dedizione che non viene misurata su ritmi professionali, ma è legata all'affetto con il quale ci si lega alla causa; l'obbedienza come principale vincolo che ci lega a Cristo e alla Chiesa.

Questa immagine tradizionale del prete, in seguito anche ai cambiamenti che la stanno interessando (a partire dalla questione numerica), mostra però anche le sue fatiche e i suoi limiti: la dimensione ecclesiale della figura presbiterale rimane eccessivamente in ombra (il prete si interpreta sempre come un "io" e mai come un "noi", legato a quel corpo che è il presbiterio e dentro la Chiesa locale); il fondamento della propria figura sul solo vincolo dell'obbedienza genera figure direttive e poco comunionali, creando eccessive dipendenze e attaccamenti; fatica ad emergere l'immagine di una Chiesa che è tutta insieme soggetto della sua azione e del suo futuro; si corre il rischio di una fossilizzazione della pastorale in azioni che hanno il loro senso più nel peso della tradizione che le difende, che non piuttosto nella loro capacità di svolgere nel presente quel compito e raggiungere quell'obiettivo per il quale erano state pensate.

Più in generale, il cambiamento culturale in atto sembra aver minato molto in profondità la figura tradizionale di prete fin dal momento della sua formazione. In questo contesto si corre il rischio che il modello tradizionale rischi di funzionare come una patina che si sovrappone - jeuxdesims.fr, ad uno strato profondo della personalità del singolo candidato, senza tuttavia riuscire a trasformarne la struttura e l'identità. A questo proposito si è parlato di "conversione pastorale" da applicare e declinare anche nei confronti della figura del prete.