Mutamenti di funzione, elementi stabili di identità

I preti stanno cambiando; i preti vedono la loro identità presbiterale in forte evoluzione. Quali possono essere i punti di riferimento, gli elementi che non potranno mancare in una figura presbiterale, qualsiasi sia il modello che ha deciso più o meno consapevolmente di assumere?

Sperando che siano questi elementi a plasmare il modello di prete, la sua identità presbiterale, provo una sintesi desunta dalla riflessione in atto: il prete del domani (ma già di oggi) dovrà saper esibire un rapporto maturo e diretto con le fonti della sua fede personale e del suo ministero (la Tradizione, la Parola di Dio, l'Eucaristia); dovrà lavorare per raggiungere una maturità personale umana e spirituale solida, capace non solo di resistere alle fatiche del contesto culturale ed ecclesiale, ma anche di non lasciarsi influenzare da esse nella costruzione dei giudizi sulla situazione che è chiamato a dare; proprio per questo motivo dovrà dotarsi di sempre più raffinati strumenti interpretativi del reale, tecnici ma anche ispirati dalla fede che vive, e allo stesso tempo dovrà lavorare per raggiungere una disciplina di vita sua personale (ritmi e condizioni di preghiera, di lavoro, di riposo) equilibrata e in grado di sostenerlo nel clima carico di tensioni in cui è chiamato a svolgere il proprio ministero; dovrà ripensare il proprio rapporto costitutivo con quello che è il "popolo di Dio" e che nel reale può assumere diverse figure sociali, luogo di esercizio della sua fede personale oltre che del suo ministero; dovrà sviluppare un'idea di Chiesa che esalti la dimensione partecipativa e comunitaria, sia a livello locale (nel luogo in cui esercita il suo ministero), sia a livello più universale (valorizzando la comune appartenenza al presbiterio, ovvero la strutturazione di rapporti orizzontali e partecipativi e non solo verticali e direttivi dentro l'istituzione ecclesiale).

(Luca Bressan, Essere preti oggi, in "Vocazioni", n. 1, Gennaio/Febbraio 2010, pp. 26-36)