"Esami di vocazione" troppo facili. Sono stati promossi alla vita religiosa troppi candidati non idonei. Le vittime di questo fenomeno causato dalla preoccupazione quantitativa dei promotori vocazionali sono stati i soggetti con caratteristiche personali o familiari negative. Qualche esempio: psico-dipendenze gravi, mancanza di volontà, tentativi di sfuggire situazioni familiari o sociali ritenute intollerabili, ricerca di rifugio o protezione, immaturità psicologica ad assumere impegni totalitari e perenni.

Abbiamo rilevato che prima di entrare in noviziato molti fratelli in difficoltà non sono stati aitutati a dirsi tutta la verità sulla propria persona e sul proprio Dio, non sono stati guidati ad analizzare profondamente le aree della propria personalità che dovevano liberarsi e crescere. A tutti bisognava far capire che molto spesso non basta credere e sperare e che è molto più importante maturare, consolidando il discernimento sulla propria vocazione attraverso un cammino di autentica seppur iniziale formazione.

L'impreparazione di alcuni formatori e la premura di altri superiori hanno favorito in molti l'espandersi di un senso di frustrazione, di fallimento e di angoscia causando crisi spirituali e vani tentativi di coprirsi con false malattie fisiche o psichiche.

Ci sono sacerdoti o religiosi tra i 32 e i 45 anni che confessano apertamente per quanto riguarda la vera integrazione personale dei valori, di non essere ancora uomini e cristiani in senso esistenziale.
È facile rilevare che alla radice di una somma di lacune teologali la loro stessa persona è rimasta a stadi di maturazione adolescenziali o poco più. Con il massimo rispetto per i loro drammi personali ritengo che sia una constatazione generalizzabile. Credo anche di poter dire che la responsabilità di questo fenomeno può essere attribuita solo in parte ai soggetti o a Dio o al maligno o ai cambiamenti della società. Molte fragilità, superficialità, molte evasioni e abbandoni derivano da processi di formazione fatti più di cose conosciute che di valori vissuti. Quasi sempre ci si trova in presenza di una formazione a ciò per cui si sarebbe dovuto servire anziché a ciò per cui e di cui, dal di dentro si deve vivere.

Riflettendo sulla vasta casistica delle crisi dei consacrati e sulle responsabilità della formazione si giunge alle seguenti due conclusioni:
La prima è che troppi fratelli non hanno sperimentato la seduzione che Cristo attua sul cuore umano, e questo non perché detta seduzione sia dono riservato a pochi eletti, ma perché essa può venire sperimentata e può essere gustata solo da chi è stato aiutato a divenire persona.
La seconda è che le sollecitazioni del male, nei nostri fratelli hanno fatto presa non perché il peccato è interessante e seducente, ma perché "persone mai nate" e ancora troppo divise hanno necessità di evadere dal vuoto esistenziale, hanno bisogno di placare in qualche modo il dramma della propria "non esistenza". Le radici di tante crisi non sono tanto nello spirito o nell'anima quanto invece nella psiche, non sono tanto una questione di ordine morale, quanto un problema esistenziale, la conseguenza di un mancato processo di maturità.