di P. Pier Giordano Cabra

Il nostro stato di vita, proprio in questo momento di confusione, deve essere riconsiderato con chiarezza, fatto nuovamente nostro con rinnovata convinzione, presentato e vissuto non come obbligo, ma come un atto di amore verso il Signore Gesù. 

Se le nubi oggi non mancano, esse vanno viste come premesse di apporti per visioni sempre più pure e attraenti di quegli altipiani dello spirito che sono di per sé il ministero ordinato e la vita consacrata.

La prima nube che sembra più densa è quella del secolarismo, che svuota lentamente le nostre chiese e ancor più le coscienze, che diventano legge a se stesse. Senza contare la silenziosa ma non invisibile corrosione che offusca talvolta la nostra testimonianza. Non pochi di noi hanno iniziato il loro ministero in una "società religiosa" per trovarsi poi in una "religione della società" costituita da un miscuglio di opinioni più che di fede.
La seconda nube è quella che ha flagellato il clero, che ha devastato la credibilità della figura del sacerdote, provocando in non pochi una crisi nelle coscienze e nell'intero corpo ecclesiale. E se queste nubi portassero non solo tempesta, ma un'abbondante nevicata destinata a rendere ancora più limpido il panorama della nostra realtà sacerdotale e religiosa? Alla domanda a quali condizioni le nubi attuali possono migliorare la nostra immagine e, ancor più la nostra realtà, sarei tentato di rispondere che il vento dello Spirito ci porta a tre altitudini, o livelli o vie: la via humilitatis, la via veritatis, la via caritatis.

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