Di come il beato Francesco voleva che nel giorno di Natale si portasse soccorso a tutti, specie ai poveri
"Francesco celebrava con molta premura il Natale del Bambino Gesù e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, come tutte le piccole creature, aveva iniziato a succhiare il latte dal seno materno.
... Voleva che in questo giorno i poveri e i mendicanti fossero saziati dai ricchi, e che gli asini e i buoi ricevessero una razione di cibo e di fieno più abbondante del solito.
Se potrò parlare all'Imperatore - diceva - lo supplicherò di emanare un editto generale perché tutti quelli che ne hanno possibilità, debbano spargere per le vie frumento e granaglie, affinché in un giorno di tanta solennità gli uccellini e particolarmente le sorelle allodole ne abbiano in abbondanza.
... E sopra tutto in quella festività voleva si avesse cura dei poveri e che venissero ben provvisti di cibo da quanti avevano possibilità".

francesco-si-spogliaFrancesco il mercante, il re delle feste d’Assisi, il cavaliere che parte per uccidere i nemici, quando davanti al Vescovo di Assisi riesce a spogliarsi di ogni finta sicurezza e dice "Padre nostro", Francesco diventa abitante del nuovo mondo "che di Te, Altissimo, porta significazione" e in cui tutti sono riconosciuti e amati come fratelli e sorelle.
Questo "Uomo nuovo, che con nuove virtù, andava rinnovando la via della perfezione" diviene colui che è capace di usare misericordia proprio nelle situazioni in cui l’uomo superbo e carnale si sente portato a tranciare giudizi e a prendere le distanze.

Un tratto particolare di questa capacità di farsi vicino Francesco lo testimonia nei riguardi dei sacerdoti, specialmente se in difficoltà. La sua libertà evangelica lo porta a evitare la frequentazione di alti prelati per ottenerne favori e benefici. Così comanderà di fare anche ai suoi frati. Ma ciò che lo caratterizza è invece l’amore e il rispetto all’uomo sacerdote nella sua concretezza, ferialità e miseria. Le Fonti Francescane riportano molte testimonianze di questo atteggiamento originale e controcorrente di Francesco. Ai suoi tempi erano nati movimenti ereticali che si basavano proprio sulla cattiva condotta dei sacerdoti  per fomentare tra la gente un’aperta ribellione e disprezzo nei loro riguardi. A Francesco non interessa argomentare pro o contro la condotta del singolo sacerdote, ma testimoniare un atteggiamento di fraternità  proprio verso quelli più poveri e in difficoltà.

Un giorno, mentre attraversava la Lombardia, entrò nella chiesa di un villaggio per pregare. Ma un certo uomo, patarino o manicheo, cui era ben nota la fama di santità che riscuoteva tra il popolo, si avvicinò a lui, con 1’ intenzione di trascinare il popolo nella sua setta per mezzo di lui, e distorcerlo così dalla vera fede e screditare la dignità sacerdotale. Il parroco del luogo, infatti, era diventato occasione di scandalo perché viveva con una concubina. Chiese, dunque, al Santo: «Di’, si deve credere alle parole e prestare credibilità alla vita di uno che vive in concubinaggio ed ha le mani immonde avendo avuto rapporto con una meretrice?». Il Santo capì la malizia di quell’eretico e, portandosi da quel sacerdote, sotto gli occhi dei parrocchiani, si inginocchiò davanti a lui e proclamò: «Io non so se le mani di costui sono quali le descrive quest’uomo; ma se anche lo fossero, io so e credo che ciò non può indebolire la forza e l’efficacia dei divini sacramenti. È attraverso queste mani che Dio riversa benefici e doni sul suo popolo. Perciò io le bacio queste mani, per riverenza ai sacramenti che amministrano e per la santità di Colui che ha conferito ad esse tale potere». E, pronunciando queste parole, si inginocchiava davanti a quel sacerdote e baciava le mani di lui (Fonti Francescane 2253).

Francesco è testimone di un atteggiamento né inquisitorio, né scandalistico. L’altissima idea della dignità del sacerdozio, che lo aveva portato a non diventare chierico, non è pretesto per rinfacciare al sacerdote concubino la sua condotta sbagliata. Per molto meno anche oggi, cristiani che dicono di avere un rispetto altissimo del sacerdozio, lo testimoniano criticando e recriminando contro i sacerdoti rei di non essere conformi al prete ideale che hanno in testa. Contro tanto perbenismo mascherato da "buon cristianesimo" Francesco rilancia l’immagine del Padre buono che fa sorgere il suo sole sui giusti e sugli ingiusti, senza patenti previe di idoneità. E questo non attraverso una indifferenza, che non ti giudica solo perché non ti vede, ma con una vicinanza piena di affetto: Francesco "faceva riunire in un posto fuori mano tutti i sacerdoti che trovava" per esortarli ed occuparsi delle loro necessità (cfr. FP 1565) e  afferma di "non voler considerare in loro peccato, poiché in essi riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori" (FF 113).

Non a caso il Servizio al Sacerdote è nato in contesto francescano e ha trovato nel Santo di Assisi un esempio tangibile della necessaria discrezione e serenità con cui va vissuta la carità in questo ambito. A questo servizio, fatto di "amore fraterno più che materno",  Francesco aggiunge la calda presenza femminile di Chiara, a cui lui stesso ricorre per essere sostenuto e indirizzato e di Giacomina dei Settesoli, alla quale non si fa problema di scrivere in punto di morte affinché venga a confortarlo con la sua presenza e i suoi doni. Francesco è davvero l’uomo che sa ammettere tutta la propria povertà e la sa accogliere come dono di Dio, così da non turbarsi per la miseria del fratello che diventa per lui solo la grande occasione per testimoniare che Dio è vicino soprattutto alle sue creature più ferite ed umiliate.

C’è ancora tanto da imparare da questo Uomo del medioevo, attuale come non mai. C’è bisogno di fraternità in un mondo sempre più competitivo e che si lascia dietro file interminabili di sconfitti ed emarginati. Così accade anche nella santa Chiesa di Dio. Dove spesso, però, Francesco riprende a fiorire, e con lui, l’antico carisma che germoglia in testimonianze nuove di fraternità.
(libera trascrizione da E. Leclerc, La sapienza di un povero)