Mi ha molto colpito una testimonianza apparsa sul vostro sito (Mi sento un sacerdote umano ...) in particolare la frase «Solo diventando più ricco di umanità il sacerdote diventa più sacerdote".
Pur parlando da laica e da giovane, credo tuttavia, che un problema forte di molti sacerdoti sia il voler sfuggire, quasi per paura, alla propria umanità. Forse sbaglierò ma temo che questo problema, capace col tempo di condurre a crisi nel ministero, affondi le radici anche nella preparazione ricevuta in Seminario. Certo, i seminaristi oggi vengono coinvolti in tante attività, non vivono più solo tra le quattro mura del seminario, eppure subito - una volta usciti e preti novelli - sembrano temere il contatto con l'umanità varia presente nelle parrocchie e nei vari ambienti in cui vengono mandati. Non so, forse ciò che dico è un azzardo, ma è come se a questi giovani venga mostrato di Gesù solo il volto divino e non quello - più "scandaloso" anche umano - domandando ad essi di somigliare alla divinità e non all'uomo. Inevitabile allora diventa il senso di inadeguatezza, il ritrarsi dal contatto troppo stretto con gli altri per timore di un eccessivo coinvolgimento umano, alla fine il rendersi conto di essere uomini con tutto il "peso" che questa condizione comporta. Oggi, in tempo di grandi scandali nella Chiesa (ma forse sarebbe meglio dire nel mondo), riesco ancora a dire che preferisco un prete peccatore piuttosto che finto santo. Non mi spaventa la fragilità di un sacerdote, il suo chiedere aiuto se necessario, mi spaventa invece il sacerdote che cerca di isolarsi nel suo mondo, che teme il contatto con gli altri ... . Ho bisogno, come viene scritto nella testimonianza da cui sono partita, di percepire nell'umanità del sacerdote l'amore di Dio per gli uomini. Ci sono sacerdoti scontrosi, rabbuiati, diffidenti verso le donne, diffidenti verso chi cerca di aiutarli, e mi domando: sarà così rabbuiato anche Dio? E' questo il suo volto? No, non voglio credere questo, ma credo che qualche ripensamento nella formazione dei sacerdoti serva. Perchè alla fine credo che tutto parta da qui. E' un atto di coraggio o forse più semplicemente di fiducia nei giovani, nel lasciare esprimere loro - magari anche cadendo, anche sbagliando - la loro umanità, permettendo loro di capire che proprio l'essere uomo fino in fondo permette di essere prete fino in fondo, perchè Gesù è stato uomo fino in fondo.
G.