19 settembre 2010

Ho letto e riletto, con il cuore gonfio di dolore ma anche di amore, la bellissima testimonianza pubblicata con il titolo "La mia crisi? Una nuova chiamata di Dio". Il mio cuore ha palpitato per te, sacerdote che scrivi, ma anche per quella donna che ti ha raccolto e il cui cuore ha poi cominciato a battere per te. Bellissimo il tuo desiderio che il suo gesto d'amore per te venga ricompensato dal Signore. Ma il mio cuore si è anche aperto a una riflessione più grande: ci sono donne, si, ci sono donne (e parlo perchè ho accolto questa chiamata) che restano accanto ai sacerdoti non per separarli dal Signore, non per entrare in competizione con esso, ma gratuitamente, donando un amore puro, tra il materno e lo sponsale, ma casto, pulito. Tante volte nel nascondimento, per timore di essere fraintese, per paura che la nobiltà del loro gesto del loro amore possa essere sporcata da chi non capirebbe, da chi ragionerebbe in maniera troppo bassa, troppo umana. Sono donne discepole, tante volte offertesi a Dio per i sacerdoti stessi, che stanno accanto al discepolo che il Signore ha affidato loro. Che soffrono per i suoi dolori, per le sue cadute, che gioiscono per le sue gioie, che amano in lui l'uomo e il sacerdote e per questo lo amano nella purezza, nella castità, consapevoli del mistero presente nel sacerdote. Vi prego cari sacerdoti, cari sacerdoti tutti, abbiate a cuore la ricchezza di queste donne, anche giovani, che sentono questa chiamata nel loro cuore, che sentono di essere mandate a voi per farvi del bene. Non per separare quel sacerdote dal Signore o dalla sua comunità ma per renderlo più forte, facendogli sentire la dolcezza di un amore disinteressato, di un cuore capace di amarlo sempre e comunque, comprendendone le fragilità, perdonandole e spronandolo ad andare avanti. Sotto lo sguardo di Dio. Grazie
G.